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Questo articolo è stato pubblicato il 24 novembre 2013 alle ore 08:53.

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Un po' di sedie scompagnate, un cappotto affidato alla padrona di casa, un bicchiere di vino e un piatto di pasta, ma l'occasione per stare insieme è il teatro, che da un po' di tempo si sposta volentieri tra le pareti di un appartamento, dando vita ad iniziative di grande successo. L'ultima nata è Stanze, creata lo scorso anno a Milano per volontà di Alberica Archinto e Rossella Tansini, e quest'anno anche in trasferta romana, inserita nel calendario de Le vie dei Festival, con una serie di titoli degni di un palcoscenico importante, temporaneamente allestiti tra quattro mura domestiche. Così la settimana scorsa in un appartamento dei Parioli, nella Capitale, sul divano del salotto Roberto Rustioni e Elena Arvigo proponevano un dialogo serrato tra un uomo dal passato turbolento e una donna abbarbicata alle sue origini geografiche e culturali. Essere norvegesi si intitola infatti la pièce dello scozzese David Greig e, certo, in una distanza così ravvicinata si amplifica l'attenzione e anche l'imbarazzo dello spettatore, costretto a osservare da vicino quell'intimità, e all'attore tocca il compito, facilmente superato dai due interpreti in questione, di non intercettare i nostri sguardi e il nostro disagio, trovando la modulazione adatta a una distanza così raccorciata.
Appuntamento in camera da letto, ieri sera e questo pomeriggio, con Uno di Gabriele Frasca e il suo racconto di nove risvegli mattutini elaborato da Alessandra Cutolo, con Daniela Piperno e Tommaso Ragno insieme tra le lenzuola, mentre sabato prossimo Sonia Bergamasco intratterrà gli ospiti con una sua interpretazione de Il ballo della Nemirowsky, in attesa di quegli invitati alla festa che non arriveranno mai. A questo vanno aggiunti altri due appuntamenti, raccolti sotto il titolo I venerdì da Pirandello in cui due critici e studiosi di teatro compiono un salto nella dimensione interpretativa usando come ambientazione la dimora che il drammaturgo abitò negli ultimi anni della sua vita, arredata oggi come allora, con la scrivania, gli oggetti, i libri e persino il letto in cui Pirandello spirò immaginando l'ulivo saraceno che avrebbe dovuto chiudere I giganti della montagna. Anche qui il concentrato di emozioni e gli intrecci di suggestioni culturali diventano infiniti, con Renato Palazzi (ben noto a chi legge queste colonne) che, diretto da Flavio Ambrosini ha tratteggiato venerdì scorso il tormentato profilo interiore del poeta Guido Gozzano e Guido Davico Bonino che darà vita il 29 novembre a una lettura spettacolo dedicata a Samuel Beckett, a partire dai suoi studi di letteratura italiana. Ed è evidente che la dimensione domestica crea maggiore curiosità, semplifica l'approccio trasportandolo in una dimensione più quotidiana, evita le difficoltà del trovare piazze e teatri, sfocia naturalmente in quella convivialità che dovrebbe essere il naturale esito di un incontro culturale, creando anche l'occasione per scambiare due chiacchiere con gli stessi artisti. All'estero è pratica diffusa e alcune svolte artistiche e di ricerca, a New York o a Buenos Aires, sono nate in casa, ma anche da noi la pratica è già conosciuta, basti pensare alle riunioni gastronomico-narrative del bolognese Teatro delle Ariette o all'Iraa Theatre con Roberta Bosetti che, insieme a Renato Cuocolo, il 7 dicembre accoglie gli spettatori nell'abitazione della sua infanzia a Vercelli, per una lettura di Emily Dickinson che si prolungherà fino al mattino, lasciando ad ognuno la libertà di ascoltare, cenare, dormire, sognare.
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www.leviedei festival.com
www.iraatheatre.com.au

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