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Questo articolo è stato pubblicato il 03 dicembre 2013 alle ore 11:30.
L'ultima modifica è del 03 dicembre 2013 alle ore 13:10.

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(Ansa)(Ansa)

Napoli non ci sta ad essere la peggiore città d'Italia per qualità della vita, secondo l'annuale classifica stilata da "Il Sole 24 Ore", anche se era già penultima un anno fa (peggio di lei, alla 107esima e ultima posizione, solo Taranto, città dell'Ilva, ora risalita al 104esimo posto). Nelle reazioni degli amministratori pubblici locali riportate dai quotidiani, domina la contestazione dei parametri da parte di Napoli e da altre città scontente del risultato. Per contro, esultano – senza contestare i parametri – molte città che si ritrovano nella parte alta della classifica, o che in un anno hanno compiuto un bel salto di qualità, scalando posizioni.

"Napoli ultima, è bufera", titola Il Mattino, riportando un coro di critiche alla classifica, dal sindaco De Magistris al rettore della Federico II, Massimo Marrelli («La classifica ignora un parametro che gli inglesi chiamano happiness, felicità»), fino al questore, Luigi Merolla («La questione sicurezza è difficilmente riconducibile a numeri. Per Napoli ad esempio non si tiene conto della criminalità organizzata»). Il sindaco De Magistris spiega: «Napoli nelle classifiche non è mai stata prima, però non sono affatto convinto che sia l'ultima città in cui si possa vivere». E aggiunge: «Sul tema della qualità della vita mi chiedo se i parametri cosiddetti scientifici possano bastare a definirla. Perché non si tiene conto della bellezza, delle emozioni, del potenziale artistico-culturale che pure condizionano la vita?». E ancora: «Viviamo in una città complessa, con tanti problemi, ma bellissima, e per questo piena di turisti». Sempre sul Mattino di Napoli il commento affidato ad Antonio Galdo è amaro, sotto il titolo "La complessità che i numeri non raccontano". «L'errore – scrive – non è nel discutibile metodo "scientifico" della ricerca… quanto nella mancanza di un presupposto essenziale: il rapporto concreto, fattuale, e non puramente retorico, con la realtà».

Il Corriere del Mezzogiorno riporta un'altra sottolineatura del sindaco De Magistris, che attribuisce alla provincia la maggiore responsabilità del risultato: «L'indagine del Sole riguarda tutta la provincia, non solo la nostra città e il suo milione di abitanti, ma circa tre milioni di persone che abitano soprattutto l'hinterland». Per il sindaco, «quello che l'indagine evidenzia sono i problemi di una questione meridionale che parte da lontano: non voglio dire dal 1861, ma sicuramente dal dopoguerra ad oggi" e il primo problema è quello dell'occupazione, fattore determinante per la qualità della vita...».
Il quotidiano riporta anche il giudizio del capo dell'opposizione in Consiglio comunale, Gianni Lettieri, che la pensa diversamente: «Basta girare la città per accorgersi della situazione. Rifiuti ovunque, dalle zone periferiche al centro, degrado spaventoso, mezzi pubblici lumaca che costringono i napoletani ad attese anche di un'ora. E ancora: tasse al massimo e zero servizi». Insomma, l'ultimo posto di Napoli «è un fatto tragico ma che non meraviglia e non stupisce».

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