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Questo articolo è stato pubblicato il 06 dicembre 2013 alle ore 06:48.

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La prima società aurifera al mondo, Barrick Gold, potrebbe riaccostarsi all'hedging. L'ha dichiarato John Thornton, designato ieri ufficialmente come prossimo presidente, al posto dell'anziano Peter Munk, il fondatore del gruppo, che si dimetterà in occasione dell'assemblea degli azionisti (presumibilmente a maggio del 2014). La pratica – che consiste nel vendere in anticipo una parte della produzione futura, con l'obiettivo di tutelarsi da eventuali cadute di prezzo dell'oro – era all'ordine del giorno negli anni '90, ma oggi è caduta quasi completamente in disuso, dopo l'esperienza disastrosa dello scorso decennio.
Lo strepitoso rally del lingotto, che solo quest'anno si è interrotto dopo 12 anni consecutivi di rialzi, che ne hanno moltiplicato di oltre sette volte il valore, ha spinto i produttori a riacquistare i contratti forward per limitare le perdite, spendendo cifre astronomiche: a Barrick le operazioni di de-hedging sono costate 5,6 miliardi di dollari solo nel 2009. Adesso che l'oro sembra aver invertito il ciclo – a 1.230 $/oncia è in ribasso di oltre il 25% da inizio anno – la tentazione dell'hedging sta tornando (si veda Il Sole 24 Ore del 19 luglio).
«Da outsider ho sempre pensato che fare hedging avesse molto senso», ha dichiarato Thornton, un ex dirigente di Goldman Sachs. «Non riesco a capire perché non dovrebbe essere un tema operativo da prendere attentamente in considerazione in qualsiasi periodo».
Le resistenze nel settore sono tuttora forti. Un ricorso massiccio all'hedging da parte delle società aurifere potrebbe in effetti innescare un circolo vizioso: più soggetti vendono a termine, più aumenta la pressione sui prezzi, inducendo così altri a fare hedging.
Barrick, d'altra parte, potrebbe trarre beneficio da operazioni di questo tipo, utili a fare cassa. Il gruppo sta attraversando una fase molto difficile: la caduta delle quotazioni dell'oro l'ha costretto a svalutazioni per 8,7 miliardi e di recente ha congelato il suo progetto bandiera, lo sviluppo della miniera di Pascua Lama, colpito da forti ritardi, problemi di tipo ambientale e un'esplosione dei costi.
In risposta alle pressioni di alcuni fondi pensione canadesi, suoi azionisti, Barrick ha appena promesso anche una revisione dei compensi dei manager, la nomina di un nuovo chief operating officer, James Gowans , e di 4 consiglieri indipendenti (Ned Goodman, Nancy Lockhart, David Naylor ed Ernie Thrasher).
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