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Questo articolo è stato pubblicato il 06 dicembre 2013 alle ore 06:49.

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BOLOGNA
Quattro chilogrammi di carta e 30mila euro di spese improduttive per costruire in 15 giorni una tettoia che costerà 60mila euro. È il peso della burocrazia che Virgilio Rende ha deciso di misurare con esattezza e fotografare di persona, «perché se di istinto avrei voglia di mollare tutto e non riaprire la fabbrica domattina, fermandomi a riflettere non accetto che siano faldoni di documenti inutili a fermarmi dopo vent'anni di attività».
Non c'è riuscita neppure la crisi a rallentare il passo di questo imprenditore di San Giovanni in Persiceto – comune della pianura bolognese lambito dal sisma di un anno e mezzo fa – che con la sua MT Motori Elettrici, da lui fondata nel 1994, già pregusta un altro bilancio in crescita dopo i 9 milioni di fatturato record raggiunti l'anno scorso, vendendo i suoi motori ad alta efficienza dalla Germania al Messico, dal Sudafrica alla Gran Bretagna (l'export è il 50% del volume d'affari).
Una piccola azienda di 34 dipendenti che sta veleggiando spedita sopra la congiuntura negativa, dopo aver dimezzato i risultati nel 2009. Ma anche allora Rende aveva tirato fuori l'animal spirit dell'ex operaio abituato a giocarsi tutto, da quando aveva 14 anni, e ha scommesso 3 milioni e mezzo di euro in un nuovo capannone di 3mila metri quadrati, in un nuovo magazzino e una nuova sala collaudi. «L'assurdità è che tre anni fa per costruire un nuovo stabilimento ho sbrigato la stessa burocrazia che sto affrontando ora per una tettoia di collegamento tra due magazzini dove caricare e scaricare la merce in caso di neve e pioggia. Opera che per la sua semplicità non deve neppure andare in commissione edilizia perché non intacca l'edificabilità. Ma nel frattempo – ricorda l'amministratore unico – c'è stato il decreto del fare del Governo Letta che avrebbe dovuto semplificarci la vita».
Invece Rende fa i conti che per arrivare all'apertura dei cantieri avrà un sovraccosto del 50% rispetto all'investimento previsto solo per la burocrazia: 4 kg di carta (e alberi abbattuti), 40 giorni di lavoro di uno studio specializzato e triplice copia di tutti i documenti richiesti, ovvero modulistica unica regionale della denuncia deposito; asseverazione di conformità e congruità; denuncia lavori; Durc («sarà mai che mi arrivano infiltrazioni mafiose qui per una tettoia?», si chiede); relazione di calcolo delle strutture; pianta fondazioni e armature; tavola dei particolari costruttivi, piano manutenzione; relazione sui materiali; e una perizia geologica che aveva prodotto identica tre anni fa per il nuovo capannone a esattamente 30 centimetri di distanza dalla tettoia. «E ora scopro che non è finita qui. Perché mancano ancora la Scia e devo produrre pure il piano della sicurezza», aggiunge l'imprenditore che ha deciso di restare in questo Paese assurdo ma di denunciare a tutti i media la «situazione paradossale» che sta vivendo. Così l'ha definita lo stesso sindaco di San Giovanni in Persiceto, Renato Mazzucca, salvo poi difendere la gran parte dei documenti richiesti (per legge).
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