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Questo articolo è stato pubblicato il 12 dicembre 2013 alle ore 06:43.

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NEW YORK
Democratici e repubblicani hanno raggiunto un accordo sul budget che ammorbidisce i piani di austerity e scaccia lo spettro di nuove paralisi del governo americano, aprendo la strada a due anni di politica fiscale senza drammi. Il compromesso, però, ha accantonato per ora progetti di un "grand bargain", di un'ambiziosa intesa capace di riformare e risanare il sistema della tassazione e giganteschi programmi di spesa del calibro di pensioni e sanità per gli anziani.
Il presidente Barack Obama, di ritorno dal Sudafrica dove ha partecipato ai funerali di Nelson Mandela, ha immediatamente dichiarato che il compromesso rappresenta «un passo nella giusta direzione». E i due artefici del negoziato, il senatore democratico Patty Murray e il deputato repubblicano Paul Ryan, hanno espresso simile sobria soddisfazione. «Abbiamo differenze, ma concordiamo che il Paese ha bisogno di certezze – ha detto Murray –. Continue tensioni sarebbero devastanti per un'economia ancora fragile».
L'intesa biennale per evitare nuovi "shutdown", nuove chiusure degli uffici federali già da metà gennaio, verrà messa al voto del Congresso fin da oggi. Un test che, se non ci saranno defezioni impreviste, l'accordo dovrebbe superare: potrebbe contare su una solida maggioranza bipartisan, anche alla Camera dove una fronda conservatrice ha promesso battaglia contro qualunque accordo che aumenti la spesa. Una riunione ieri a porte chiuse del partito repubblicano si è conclusa con dichiarazioni di sostegno al compromesso. Molti democratici hanno a loro volta promesso il loro appoggio nonostante siano stati costretti ad alcune rinunce: tra queste un'estensione dei sussidi di disoccupazione in scadenza a fine anno.
L'intesa prevede un incremento della spesa per un totale di 63 miliardi di dollari che porterà le voci discrezionali - quelle non previste da automatismi - a 1.012 miliardi nel 2014 e a 1.014 miliardi nel 2015. Maggiori entrate per coprire l'aumento arriveranno da modesti provvedimenti: aumenti delle tariffe sui biglietti aerei per la sicurezza aeroportuale e risparmi nelle pensioni di dipendenti federali e militari. Qui saranno dodici i miliardi risparmiati grazie a più alti contributi individuali (6 miliardi) per i neoassunti e a frenate negli aumenti versati agli ex militari (altri 6 miliardi). In omaggio all'obiettivo di ridurre il deficit, inoltre, vengono previste riduzioni di spesa per 85 miliardi nell'arco di dieci anni, che comporteranno una diminuzione netta del disavanzo pari a 22,5 miliardi. Tra i risparmi spicca una prolungamento di previsti tagli del 2% a Medicare, l'assistenza agli anziani, fino al 2023 anziché al 2021.
Il compromesso, oltre ad allontanare ogni paralisi, ottiene un altro importante obiettivo politico ed economico: ridimensiona significativamente il cosiddetto "sequester", le riduzioni di spesa indiscriminate che scattano ogni anno in assenza di accordi e sono prescritte da una legge anti-deficit del 2011. Questi tagli draconiani, 1.200 miliardi in dieci anni, avrebbero portato la spesa discrezionale a 967 miliardi dai 986 miliardi del 2013; adesso vengono ridotti di 40 miliardi nel 2014 e di 20 miliardi nel 2015. Il solo Pentagono viene salvato da riduzioni per 19 miliardi l'anno prossimo, quando la spesa militare è fissata a 520,5 miliardi.
Una volta abbandonate le speranze di arrivare a grandi accordi con nuove entrate e risparmi per migliaia di miliardi - in grado di ripensare l'intera legislazione sulle imposte e gli "entitlements", i programmi pensionistici e di assistenza agli anziani - democratici e repubblicani hanno preparato in sostanza una tregua. Come spesso nei conflitti, l'armistizio è giunto dopo la lezione impartita dal prezzo della guerra: su entrambi i partiti ha pesato la paralisi del governo di 16 giorni all'inizio di ottobre, frutto dell'incapacità di scendere a patti. Era costata crolli nei sondaggi tra gli elettori e aveva minacciato di infliggere gravi danni alla fiducia di consumatori e imprese nella ripresa economica.
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65 miliardi L'incremento previsto L'accordo raggiunto porterà la spesa totale a 1.012 miliardi nel 2014
85 miliardi I tagli Alla riduzione del deficit vengono dedicati tagli per 85 miliardi in 10 anni

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