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Questo articolo è stato pubblicato il 15 dicembre 2013 alle ore 20:39.
L'ultima modifica è del 15 dicembre 2013 alle ore 21:16.

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Uno dei più preziosi alleati del presidente Mario Draghi nel consiglio della Banca centrale europea, il tedesco Joerg Asmussen, ha annunciato le proprie dimissioni per entrare a far parte del nuovo Governo tedesco, che entrerà in carica questa settimana, come viceministro del Lavoro. Le dimissioni, ha detto lo stesso Asmussen in una breve dichiarazione, sono dovute «puramente a ragioni personali, di famiglia».

Asmussen, 47 anni, membro della Spd, era stato il braccio destro di due ministri delle Finanze, Peer Steinbrueck e Wolfgang Schaeuble, uno socialdemocratico e l'altro democristiano, nei primi due Governi Merkel prima di essere nominato da Berlino come membro del consiglio esecutivo della Bce.

Si era parlato in più occasioni di lui come del possibile ministro delle Finanze in un Governo di grande coalizione, incarico che alla fine è rimasto a Schaeuble. Lo stesso Asmussen, in un'intervista al Sole 24 Ore nello scorso mese di ottobre, aveva insistito di voler continuare nel suo mandato alla Bce (in scadenza nel 2019). Ora però ha deciso di rientrare a Berlino, dove vive la sua famiglia (ha due figli piccoli), ritenendo «incompatibili» con la vita familiare il lavoro a Francoforte e i frequenti viaggi a questo legati.

Al ministero del Lavoro, lavorerà a fianco del nuovo ministro Andrea Nahles, considerata la capofila della sinistra della Spd, lui che è sempre stato ritenuto invece un esponente dell'ala più moderata del partito. Non c'è dubbio che la vocazione della politica, che Asmussen non ha mai nascosto e nella quale ha promettenti prospettive di carriera, avrà giocato un ruolo, al di là delle indubbie motivazioni familiari.
Alla sua nomina in consiglio (in sostituzione dell'ultraconservatore Juergen Starck, che si era dimesso per dissensi sulla politica di acquisto da parte della Bce del debito dei Paesi dell'eurozona in difficoltà), Draghi gli aveva affidato il compito di affiancarlo nei negoziati europei, che negli ultimi due anni sono stati un dossier molto delicato. In questo modo, Asmussen (che ha un master in business administration ottenuto alla Bocconi di Milano e non è quindi un economista) ha potuto mettere a frutto le sue capacità di negoziatore. A Draghi quindi verrà meno la spalla nelle trattative europee (che, per alcune parti della unione bancaria, per esempio, sono ancora da concludere), ma anche l'appoggio di un consigliere tedesco, che è stato essenziale nel far passare il piano Omt per gli interventi sul debito pubblico dei Paesi in crisi, a fronte della durissima opposizione della Bundesbank e del suo presidente Jens Weidmann.

È stato Asmussen tra l'altro a presentare nel giugno scorso le argomentazioni della Bce davanti alla Corte Costituzionale tedesca, nel giudizio di legittimità sull'Omt, fronteggiando proprio Weidmann, cui lo lega un antico rapporto di colleganza, sul banco degli esperti convocati dalla Corte. Il consigliere tedesco rappresentava anche una sorta di liaison con il mondo politico di Berlino ed era spesso chiamato a pronunciare discorsi in diverse parti della Germania per spiegare la linea della Bce a un'opinione pubblica e a un mondo politico frequentemente in disaccordo con le scelte dell'istituto di Francoforte.

I dissensi con Draghi sono stati rari. Uno di questi nel maggio scorso, quando Asmussen aveva votato contro il taglio dei tassi d'interesse. Il consigliere della Bce ha invece difeso la più recente riduzione dei tassi, decisa al consiglio di novembre, anche se, come altri, Weidmann compreso, avrebbe forse preferito aspettare la riunione di dicembre e le nuove previsioni di inflazione.

Toccherà ora ad Angela Merkel nominare un successore (i grandi Paesi, come Germania, Francia e Italia, hanno sempre, per una regola non scritta, un rappresentante nel consiglio esecutivo): favorita della prima ora è la vicepresidente della Bundesbank, Sabine Lautenschlaeger, che tra l'altro ha competenze di vigilanza bancaria, il nuovo compito che la Bce sta assumendo sulle banche dell'eurozona. Esperta di vigilanza e di regolamentazione è anche la presidente della Bafin, l'organo di controllo tedesco, Elke Koenig. Una terza possibile candidata è l'economista Claudia Buch. Non a caso si tratta di tre donnne: la Bce è stata seriamente criticata, soprattutto dal Parlamento europeo, dopo la nomina quest'anno del lussemburghese Yves Mersch nel consiglio esecutivo, perché non c'è nessuna donna fra i 23 governatori dell'organo di governo della banca. In realtà le scelte spettano ai Governi e non alla Bce stessa.

L'uscita di scena di Asmussen costringerà probabilmente Draghi a un valzer di poltrone e a una ridistribuzione delle deleghe fra i suoi consiglieri, dovendo scegliere chi lo affiancherà nei rapporti internazionali, quindi nelle trattative europee, ma anche un rappresentante del consiglio esecutivo Bce nel nuovo consiglio di vigilanza. Questo è in corso di formazione in vista dell'assunzione delle nuove mansioni e sarà presieduto dalla francese Daniéle Nouy. Il vice della Nouy dev'essere un membro del consiglio esecutivo della Bce. Al momento la vigilanza bancaria rientra nei compiti del vice di Draghi, Vitor Constancio, e di Mersch, ma per il posto nel consiglio di vigilanza è stato fatto il nome anche del belga Peter Praet. Fra gli altri componenti del consiglio di vigilanza dovrebbe esserci, secondo indiscrezioni finora non confermate, il vicedirettore generale della Banca d'Italia, Fabio Panetta.

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