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Questo articolo è stato pubblicato il 21 dicembre 2013 alle ore 08:27.

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Il più grave scandalo per corruzione degli ultimi anni e l'annuncio del tapering della Fed stanno minando alle fondamenta il miracolo economico sul Bosforo che dura da dieci anni.
La lira turca, sismografo sensibile del sentimento dei mercati, è scesa al suo minimo storico ieri, dopo che la Federal Reserve Usa ha annunciato un ammorbidimento della politica monetaria espansiva (riducendo di 10 miliardi di dollari gli acquisti di bond) e mentre il governo di Recep Tayyip Erdogan deve affrontare una delle maggiori inchieste per corruzione, strettamente intrecciata alla politica, da quando è al potere dal 2001.
La situazione è critica perché la Turchia si affida ai flussi di denaro stranieri per finanziare il suo ampio deficit delle partite correnti oggi al 7,5% del Pil.
Il crollo della lira ha spinto la Banca centrale turca ad effettuare un massiccio intervento di sostegno alla moneta vendendo 400 milioni di dollari. Il 10 giugno la stessa banca aveva venduto 650 milioni di dollari per fermare il calo della lira dopo le proteste di Gezi Park.
Negli scambi di ieri un dollaro valeva 2,0980 lire mentre l'euro valeva 2,8636 lire. Come dicevamo oltre alla grave crisi politica interna, l'economia turca sta subendo il contraccolpo dell'annuncio della Fed di una maggiore moderazione nella politica monetaria espansiva, che vuol dire meno denaro nel sistema finanziario e quindi meno fondi per le economie emergenti. La Turchia è stata una delle maggiori beneficiarie dei programmi di stimolo Usa.
A soffiare sul fuoco sono anche gli effetti dello scandalo innescato martedì scorso sullo sfondo della faida interna scoppiata tra il movimento religioso di Fetullah Gulen e il premier Erdogan. Gli inquirenti hanno compiuto una maxioperazione, arrestando 80 persone per corruzione e turbativa d'asta, tra cui Suleyman Aslan, ceo della Halk Bank, la maggior banca statale e i figli di tre ministri del governo Erdogan. Ma non mancano altri nomi eccellenti tra gli arrestati, come quello del magnate delle costruzioni Ali Agaoglu, del presidente del municipio di Fatih, nel centro di Istanbul, Mustafa Demir, oltre ad alti funzionari dei ministeri dell'Ambiente e dell'Economia. Gli arrestati sono accusati di aver versato o intascato tangenti.
Erdogan ha risposto alla raffica di arresti con un'epurazione ai vertici della polizia turca. Il governo ha destituito i responsabili di 20 unità, tra cui il generale Huseyin Capkin, comandante delle forze dell'ordine di Istanbul, a cui si aggiungono decine i poliziotti di rango inferiore. È la risposta all'inchiesta che Erdogan ha denunciato come un «complotto politico». Il braccio di ferro è solo all'inizio in vista delle elezioni amministrative del 30 marzo, che rischiano di trasformarsi – in un paese con 40 giornalisti in carcere – in un referendum su Erdogan e la sua politica giudicata troppo autoritaria e filoislamica dall'opposizione.
v.darold@ilsole24ore.com
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