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Questo articolo è stato pubblicato il 22 dicembre 2013 alle ore 08:49.

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Nel salotto della sua casa di Berlino, dove era nato nel 1922, campeggiavano due allegorie delle stagioni di Breugel. Gli originali di quelle opere erano al Kunsthistorisches Museum di Vienna, ed era stato il nonno, Sigmund Freud, a regalargli delle riproduzioni. In quella dimora della sua infanzia tedesca vi erano anche copie de Il trionfo di Bacco e Arianna di Tiziano, dalla National Gallery di Londra e facsimili di acquerelli di Dürer, fra cui La grande zolla e Il coniglio dal Museo Albertina, ancora di Vienna.
Fu dunque attorniato dai maestri del passato, che crebbe Lucian Freud. Un imprinting che in età adulta trapelava dai suoi ripetuti apprezzamenti della pittura fiamminga, o di Diana e Callisto e Diana e Atteone di Tiziano, che riteneva i due più bei quadri al mondo, o ancora della Giovane donna allo specchio di Giovanni Bellini, che considerava uno dei migliori nudi della storia dell'arte. O anche di Velasquez, in cui diceva di «credere più che in qualsiasi altro artista».
Affinità elettive attraverso secoli e stili, evidenti nella pur inconfondibile originalità delle sue tele, e che possono essere rintracciate e gustate dentro le sale del Kunsthistorisches Museum di Vienna, perché prima della sua morte, avvenuta nel luglio del 2011, l'istituzione austriaca gli chiese di esporre i suoi dipinti fianco a fianco con quei fondamentali artisti. Lucian Freud accettò l'invito, ma chiese di evitare contiguità serrate, perché un confronto troppo diretto fra i propri quadri e quelli di Tiziano, Breugel, Caravaggio, Rubens o Velazquez lo avrebbe messo a disagio.
Per andare incontro alla richiesta del pittore, preservando tuttavia l'idea di creare un dialogo con i maestri antichi, la mostra curata da Jasper Sharp e aperta fino al 6 gennaio è perciò all'interno della pinacoteca, ma si sviluppa nelle salette comunicanti a pettine con gli spazi dedicati ai capolavori dal '500 al '700.
Si può dunque scegliere di zizagare tra i quadri di Freud e la collezione permanente, per cogliere somiglianze di atmosfere e temi, oppure ci si può concentrare sulla selezione di 43 opere da quasi 70 anni di attività, appositamente decisa dall'artista perché si inserisse nel prestigioso contesto.
E mentre l'ultima ampia personale londinese dedicata a Freud nel 2011 dalla National Portrait Gallery, era focalizzata sui ritratti, la mostra viennese propone anche interessanti paesaggi che rivelano visioni affini di analoghi soggetti, come Wasteground with Houses, Paddington, del 1970-72, che riecheggia panorami delftiani del Seicento, come ancora fiamminghi paiono suoi insospettati bouquets degli anni Sessanta.
Le parentele artistiche del suo sguardo implacabile e incisivo sul mondo, si spingono fin dentro il Novecento: il ritratto della madre, del 1973, ricorda da vicino la raffigurazione che nel 1925 George Grosz fece della propria madre.
Il periodo tedesco tra le due guerre, sospeso tra Espressionismo e Nuova Oggettività, si rintraccia anche in diverse nature morte e in ritratti degli anni Quaranta, che evocano Otto Dix.
E in ritratti e autoritratti fino agli anni Sessanta si riconoscono rimandi ad Egon Schiele e Oskar Kokoschka: «Abbiamo cercato di presentare i dipinti più significativi da ogni fase della carriera di Freud» spiega Jasper Sharp, che sottolinea la presenza di opere mostrate raramente, come l'autoritratto incompiuto del 1956, esposto l'ultima volta 30 anni fa. O un importante dipinto della maturità, da collezione privata: l'autoritratto del 1993, che offre l'artista nudo nel suo atelier, la tavolozza in una mano e ai piedi, scarpe sfondate e senza lacci. O come Benefits Supervisor Sleeping, il nudo di Sue Tilley del 1995, battuto da Christie's nel 2008 per 33,6 milioni di dollari e anch'esso ora in mano privata.
Dopo l'ultima mostra londinese, quella del Kunsthistorisches Museum è la più esaustiva, finora offerta al pubblico, ma non sono previste altre tappe.
A completamento del focus viennese su Lucian Freud, nella casa al numero 19 della Berggasse, che fu del nonno, un'esposizione parallela presenta una serie di fotografie che lo ritraggono nella sua casa-atelier londinese: scatti dietro le quinte, firmati dal suo assistente David Dawson.
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Lucian Freud, Vienna, Kunsthistorisches Museum, fino al 6 gennaio.
Catalogo edizioni Prestel (in tedesco
e inglese)

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