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Questo articolo è stato pubblicato il 14 gennaio 2014 alle ore 06:42.
L'ultima modifica è del 19 giugno 2014 alle ore 11:40.

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SAVONA - Una grande centrale elettrica a carbone, quella di Vado Ligure del gruppo Tirreno Power (azionisti di riferimento sono Suez Gaz de France al 50% e Sorgenia della famiglia De Benedetti al 39%), è spenta da una decina di giorni per una disputa sulla qualità del combustibile d'emergenza. Quel combustibile inquina troppo. Non è vero. Così dal fatturato della società sfumano – spenta la colossale macchina a vapore – alcune centinaia di migliaia di euro al giorno.

La centrale è nel mirino della magistratura (un'indagine ipotizza disastro ambientale); è oggetto di un martellamento polemico di alcuni giornali di posizione avversa alla famiglia De Benedetti, alla giunta regionale di centrosinistra e al ministro dell'Ambiente, il ligure Andrea Orlando del Pd; è contestata infine da comitati di cittadini preoccupati per il risultato di indagini epidemiologiche secondo cui i fumi della centrale alzano la mortalità della popolazione (ci sono studi simili che affermano il contrario).
Due settimane fa la centrale, 200 addetti, si è fermata perché, non ancora realizzate le maxitettorie, il carbone era zuppo di pioggia. In questi casi l'avviamento d'emergenza si fa con olio combustibile.

Ma che tipo di olio? Quello ricco di zolfo (1%) di cui il serbatoio della centrale ha fatto il pieno – dice l'azienda – come da autorizzazione ambientale di un anno fa. Quello a basso tenore di zolfo (0,3%), più pulito, afferma la commissione Ippc del ministero dell'Ambiente che un mese fa ha vietato del tutto alla centrale l'uso di combustibile più fumogeno.

Il divieto ministeriale «è un pronunciamento sbalorditivo e inaspettato in pieno contrasto con quanto già stabilito dal ministero stesso», protesta la Tirreno Power. «Tale grave e immotivato provvedimento ha come unico effetto di impedire nei fatti la continuità produttiva della centrale». Per di più, «senza alcun beneficio ambientale». La società ha presentato ricorso al Tar Lazio contro la decisione del ministero; udienza fra un mese.

Al ministero osservano che quel leggero ritocco nel tenore di zolfo rappresenta però un divario considerevole di 90 tonnellate di anidride solforosa liberate in aria dalla ciminiera.La cisterna della centrale potrebbe essere vuotata, vendendo l'olio pesante, per fare poi rifornimento con l'olio combustibile a basso tenore di zolfo. E il problema sarebbe risolto con beneficio anche dei polmoni savonesi.

Ma il combustibile più pulito non è così facile da ordinare senza preavviso. C'è un solo fornitore in Italia. E l'olio di prima scelta costa ovviamente di più. Una stima sommaria parla di un sovraccosto nell'ordine dei 2 milioni di euro l'anno.
J.G.
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