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Questo articolo è stato pubblicato il 15 gennaio 2014 alle ore 06:43.

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NAPOLI.
«È chiù nera ra mezanotte», dicono i napoletani per descrivere una situazione che non potrebbe essere più difficile. Dopo anni di crisi lo scenario economico e sociale resta molto critico.
Gli industriali napoletani in occasione dell'assemblea annuale hanno parlato di un «ventennale e continuo declino del Mezzogiorno»: malattia oggi comune all'intero Paese, più acuta nelle regioni meridionali. E i costruttori, in occasione dell'appuntamento annuale, quest'anno coinciso con il rinnovo delle cariche direttive, hanno citato un «primato negativo per Napoli e la Campania, per aver concorso più di tutte le altre aree territoriali agli indici fortemente negativi del comparto».
L'economia della regione è in forte affanno da più di cinque anni. Tanto che il comparto manifatturiero, tra il 2007 e il 2012, ha visto calare la produzione del 25% e i posti di lavoro del 24%. La disoccupazione è salita al 28% della forza lavoro, mentre negli ultimi venti anni quasi tre milioni di meridionali sono emigrati: per lo più diplomati e laureati. «Si prevede – dice il presidente degli industriali di Napoli, Paolo Graziano – che nei prossimi 50 anni il Sud perderà 4,2 milioni di abitanti».
Gli imprenditori temono la desertificazione industriale in atto. Le crisi irrisolte sono infatti numerose: Firema, AnsaldoBreda, Irisbus (per non parlare dell'indotto Fiat che a parte poche importanti eccezioni si ritrova a fasi alterne in gravi difficoltà), Alcatel Lucent. E poi nel pubblico, con la sanità che solo ora, dopo anni di tagli, comincia a riprendere fiato, ma con i trasporti al collasso (tre imprese fallite) e una pletora infinita di partecipate che sopravvivono a stento, con i dipendenti spesso senza stipendio a fare barricate, mentre si fatica a fare una vera riorganizzazione.
Il settore delle costruzioni è quello che soffre di più: dal 2007 il Pil è calato del 26%. «Nella sola città di Napoli – dice il neo presidente Francesco Tuccillo – nell'edilizia sono rimasti senza lavoro 70mila addetti con un crollo del 39%. Per non dire delle vendite immobiliari, crollate del 45% dal 2005 al 2013». Per l'Acen esiste una "Vertenza Campania" da porre all'attenzione del Governo. Alle numerose emergenze regionali negli ultimi mesi se ne è aggiunta un'altra, quella che colpisce il comparto agroalimentare e le produzioni tipiche, le cui vendite sono calate di oltre il 40% per i timori generati dalle notizie diffuse sulla "Terra dei fuochi". La giusta e coraggiosa battaglia fatta in prima linea dai cittadini di terre devastate dalle ecomofie oggi si ritorce contro le stesse popolazioni e le stesse imprese che le hanno subite. Giù del 40% gli ordini di mozzarella di bufala, di pomodori e derivati, di ortaggi. Un comparto che fa della Campania la terza regione italiana solo per produzione agricola, con un fatturato di 3 miliardi e 65mila addetti. A cui si aggiungono nelle conserve vegetali altre 80 aziende circa con 1,5 miliardi di fatturato e 25mila dipendenti. Un comparto che si era difeso dalla crisi grazie alle esportazioni.

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