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Questo articolo è stato pubblicato il 17 gennaio 2014 alle ore 12:55.
L'ultima modifica è del 17 gennaio 2014 alle ore 13:42.

Hiroo Onoda (Reuters)Hiroo Onoda (Reuters)

Hiroo Onoda è diventato un modo dire oggi in bocca anche a chi non conosce bene la sua storia. È morto ieri a 91 anni per infarto in un ospedale di Tokyo, per sua espressa volontà voleva morire nel suo Paese, dopo dieci giorni di ricovero per insufficienza cardiaca. Era lui il leggendario "ultimo giapponese", l'uomo che si arrese solo nel 1974, trent'anni dopo l'arrivo sull'isola filippina di Lubang, dove continuò per decenni a combattere incurante del dettaglio che il Giappone si era arreso e la seconda guerra mondiale finita.

Lui non ci aveva creduto, quei volantini lanciati nella giungla dell'isola ormai sua casa non l'avevano affatto convinto: li considerò una trappola degli americani «perché pieni di errori». Il soldato Onoda aveva l'ordine di non arrendersi mai e obbedì alla lettera. Niente e nessuno riuscì a convincere lui, ufficiale dell'intelligence, che l'esercito imperiale era stato sconfitto dai devastanti funghi atomici che annientarono Hiroshima e Nagasaki nel 1945: smise di tenere sotto controllo i siti militari e attaccare qualche volta i civili (ne uccise trenta, fu questa la sua guerra) solo quando fu convinto dal suo ex comandante che, inviato sull'isola filippina, gli ordinò di deporre le armi.

Hiroo disse sì e tornò in patria da eroe accolto come si conviene anche dal presidente filippino Ferdinando Marcos e dalla moglie Imelda. In un'intervista alla tv americana Abc nel 2010 spiegò: «Ogni soldato giapponese era pronto a morire, ma come ufficiale dell'intelligence, mi era stato ordinato di combattere una guerra di guerriglia e di non morire. Se non fossi riuscito ad ubbidire, me ne sarei vergognato. Sono molto competitivo». Altri tre soldati rimasero con lui sull'isola, uno ricomparve dalla giungla nel 1950 e - onta secondo il codice di Hiroo - si arrese volontariamente. Gli altri due non tornarono: uno morì in uno scontro con i militari filippini nel 1972. Nella sua seconda vita Hiroo si sposò, aprì un ranch in Brasile e mise a frutto l'esperienza aprendo una scuola di sopravvivenza in Giappone. (an. man.)

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