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Questo articolo è stato pubblicato il 05 marzo 2014 alle ore 18:22.
L'ultima modifica è del 05 marzo 2014 alle ore 18:29.

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È stato presentato alla Camera dei Deputati il Terzo rapporto sullo stato dei Beni Culturali in Italia redatto dal Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente. Tra i relatori Loredana Conti, coordinatrice del rapporto, Vincenzo Pepe, presidente nazionale di FareAmbiente, Paolo Russo parlamentare della commissione agricoltura, Sabrina Capozzolo, parlamentare della commissione finanze, Anna Zollo, ufficio studi e ricerche di FareAmbiente, Giovanni Cantatore, architetto esperto in pianificazione territoriale e Roberto Minerdo, responsabile relazioni istituzionali di metaenergia.

Il Rapporto, oltre ad evidenziare le criticità e le positività del sistema dei beni culturali italiani, ha al suo interno una sintesi delle indagini condotte dall'Ufficio Studi e Ricerche sia sul sistema museale che sulla customer satisfaction da parte dei fruitori.

In entrambi i casi le indagini non sono rappresentative ma conoscitive: nel primo caso l'indagine è stata condotta su 324 strutture museali italiane sia pubbliche che private. Tale indagine, condotta in modo telematica, è stata svolta inviando un link alle strutture con la richiesta di risposta.
Nel secondo caso sono stati contattati 1.245 soggetti ( di cui però solo 789 risposti).

I questionari sono stati somministrati nei principali luoghi di accesso, stazioni aeroporti musei.
In sintesi :
Il 65% dei soggetti che si sono sottoposti all'indagine sono gestori di musei seguite da chi dirige le aree archeologiche. Per il campione i principali problemi riscontrati sono inerenti alla carenza di fondi (46%) seguito a pari merito dalla carenza di dipendenti e scarsa attenzione, per il 22%. Infatti ancora oggi il 76% dei musei che si sono sottoposti all'indagine utilizza strumenti di promozione tradizionale. È necessario entrare nell'ottica ICT e "aggredire" nicchie di mercato più innovative.

Del resto i dati parlano chiaro, quasi 24 milioni e mezzo di persone, da gennaio ad agosto del 2013, hanno visitato i musei statali italiani e siti archeologici, registrando un aumento degli ingressi pari allo 0,15% e realizzando incassi per circa 76 milioni di euro. L'8,1% in più rispetto agli anni precedenti.

Alcuni siti hanno avuto consistenti aumenti di presenze, altri viceversa un netto calo.
Secondo i dati forniti MIBAC sul podio abbiamo il Colosseo con 5,2 milioni di incassi per 37,4 milioni di euro. Seguono Pompei, con 2,3 milioni di visitatori e incassi pari a 19,2 milioni, gli Uffizi con 1,8 milioni di visitatori e 8,7 milioni di euro. In totale i 202 musei e 221 tra monumenti e aree archeologiche gestiti dallo stato sono stati visitati da 36,4 milioni di persone, per un incasso di 113,3 milioni di euro. A questi vanno aggiunti gli introiti per i servizi ausiliari, come audioguide, visite guidate, bookshop, bar e ristorante: 6,1 milioni di euro nel 2011, una parte dei 44,5 milioni incassati dai concessionari privati che hanno in gestione i servizi.

Ma tali dati non sono affatto soddisfacenti, se per esempio li confrontiamo con quelli del Louvre, si capisce subito come non ci sia partita. Il museo parigino da solo ha registrato ben 9,7 milioni di visitatori (6 milioni i paganti) incassando 58 milioni di euro, a cui si aggiungono 15 milioni in servizi ausiliari, 16 in donazioni di privati e alcune altre voci, per un totale di entrate proprie pari a 100 milioni.

Secondo una proposta di FareAmbiente, per far rivivere lo splendore dei beni culturali italiani è necessario che alcuni "pezzi" di eccellenza, siano ceduti a importantissimi musei internazionali. Un proposta che non sembra essere sempre accettata dalle amministrazioni museali. Ma vi sono casi in cui invece si dimostra come questo metodo di "prestito" sia efficace. Basti pensare al caso dei reperti di Pompei ed Ercolano in mostra al British Museum. I 250 pezzi in 2 mesi hanno ottenuto entrate per 4 milioni di euro. Naturalmente è necessario fissare regole ben precise sia in termini di sicurezza che economiche.

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