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Questo articolo è stato pubblicato il 06 marzo 2014 alle ore 06:41.
L'ultima modifica è del 06 marzo 2014 alle ore 06:49.

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PECHINO. Dal nostro corrispondente
Nel discorso al Parlamento più tarato sull'economia della storia recente della Cina, un ruolo centrale è toccato alla lotta allo smog e ai suoi effetti perversi sotto gli occhi di tutti, specie nelle megalopoli cinesi.
Il premier Li Keqiang, aprendo la seconda sessione del 12° Congresso del Parlamento davanti a 3mila deputati, ha promesso che 50mila fabbriche alimentate a carbone saranno demolite, che l'intensità di consumo dell'energia sarà tagliata del 3,9% e le emissioni di diossido di zolfo ridotte del 2, che le auto obsolete saranno gradualmente rottamate per essere sostituite con vetture non inquinanti e che i livelli di Pm 10 e 2.5 saranno ridotti drasticamente.
La crescita sostenibile sbandierata dai suoi predecessori va realizzata per davvero. La politica degli annunci non è più sostenibile, specie dopo le terribili manifestazioni dei livelli di inquinamento delle ultime settimane in tutto il Paese.
L'obiettivo del Pil per il 2014, comunque, sarà del 7,5%, siamo sotto il valore del 2013, vale a dire 7,7%, a sua volta il minimo da vent'anni. L'inflazione sarà contenuta entro il 3,5%.
Un quadro macroeconomico confermato, a distanza di poche ore, da Xu Shaoshi, direttore della commissione nazionale per lo sviluppo e le riforme (NDRC) e vera eminenza grigia della politica economica del Governo, per il quale «il 2013 nonostante tutto si è chiuso più che bene, con la crescita del 7,7%, l'inflazione a 2,6 e l'occupazione a 13,1 milioni di nuovi posti e il reddito pro capite nazionale disponibile in aumento dell'8,1%, meglio delle aspettative, anche perché il terziario ha contribuito per 46,1% al Pil. Quest'anno la situazione è in realtà più complicata». Per Xu «limitare il livello generale dei prezzi a circa il 3,5% è cruciale, il Pil non deve scivolare sotto quota 7,5% e nemmeno i nuovi posti di lavoro sotto quota dieci milioni. Altrimenti, dobbiamo ulteriormente rafforzare e migliorare la regolamentazione macroeconomica».
Nel discorso il premier Li ha svelato il budget per la Difesa del prossimo anno. Le spese cresceranno del 12,2% su base annua, a 808,23 miliardi di yuan (132 miliardi di dollari), con un'inversione di rotta dopo diversi anni di calo: lo scorso anno, il Governo aveva deciso un aumento del 10,7%, contro l'11,2% del 2012 e il 12,7% del 2011. Ieri la portavoce dell'Assemblea Nazionale del Popolo, Fu Ying aveva precisato che «l'aumento del budget per la Difesa non avrebbe comportato un rischio per nessuno dei Paesi della regione con cui Pechino ha un contenzioso di sovranità nazionale nei mari della Cina». Invece il Giappone e Taiwan non hanno mancato di reagire all'annuncio.
Per Li Keqiang è necessario non solo salvaguardare gli interessi e la sovranità della Cina, ma anche ricordare la vittoria nella Seconda guerra Mondiale e preservare l'ordine mondiale nato dopo il conflitto. Nel suo discorso ha detto chiaro e tondo che la Cina sta facendo la sua parte nella diplomazia globale, e non solo in quella economica. Per i nuovi vertici di Pechino è la prima pianificazione di spesa della Difesa che capita in un frangente di continue frizioni con i vicini dei mari del Sud della Cina.
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