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Questo articolo è stato pubblicato il 07 marzo 2014 alle ore 12:11.
L'ultima modifica è del 07 marzo 2014 alle ore 12:40.

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TURCHIA - Il governo di Ankara vuole riportare indietro le lancette della storia e cancellare i social network dal panorama politico della Turchia, un paese di 76 milioni di abitanti con un'età media di 27 anni e con più fruitori di internet e Facebook dell'Italia.

Il primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan, coinvolto nel maggior scandalo politico-finanziario per corruzione nel settore dell'edilizia e nel cambio d'uso di terreni prima sottoposti a vincoli e poi edificabili, ha minacciato di far proibire YouTube e Facebook in tutta la Turchia dopo le cruciali elezioni municipali del 30 marzo.

«Ci sono delle nuove misure che noi dell'Akp, il partito di maggioranza relativa, prenderemo in questo campo dopo il 30 marzo, compresa una interdizione di Youtube e Facebook», ha detto Erdogan alla tv privata turca Atv.

Una mossa poco meditata che assomiglia a un clamoroso autogol. Su internet infatti sono state diffuse telefonate del premier con il figlio Bilal che lo coinvolgerebbero (ma Erdogan nega e parla di falso) direttamente in un caso di corruzione che ha costretto alle dimissioni quattro ex ministri tra cui Egemen Bagis, il ministro responsabile dei rapporti con la Ue che prima dello scandalo era un possibile candidato alla poltrona di sindaco di Istanbul, un posto ricoperto in passato proprio dallo stesso Erdogan all'inizio della sua lunga carriera politica.

La minaccia di chiudere i social network si inserisce in una pesante lotta scatenatasi a dicembre tra Erdogan e un suo antico alleato, il predicatore islamico Fethullah Gulen, accusato dal premier turco di essere il regista occulto della campagna denigratoria contro il governo di Ankara. La mossa di Erdogan non mancherà di polarizzare e radicalizzare ulteriormente il panorama politico turco che in questa fase di tapering della Fed americana e volatilità dei mercati emergenti, avrebbe bisogno invece di stabiltà.

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