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Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2014 alle ore 07:31.
L'ultima modifica è del 11 marzo 2014 alle ore 10:26.

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Chissà se François Hollande sapeva che Pierre-Yves Bocquet ha una doppia vita e, in qualche modo, una doppia personalità, quando, pochi giorni fa, ha deciso di nominarlo ghost writer, sia pure sotto la supervisione dell'onnipresente Aquilino Morelle. E se forse è proprio questa una delle ragioni della scelta. Sulla carta, il curriculum del quarantenne Bocquet è quanto di più classico si possa immaginare: Sciences-Po, Ena (la prestigiosa scuola della pubblica amministrazione), ispettore della previdenza sociale, qualche esperienza in alcuni gabinetti ministeriali, un incarico di consulente (appunto sui temi della previdenza) all'Eliseo.

Dietro questo signore abbastanza grigio e anonimo, la cui unica nota originale sono i vistosi anelli, si nasconde in realtà uno dei maggiori critici ed esperti di gangsta rap. Con lo pseudonimo di Pierre Evil scrive da anni recensioni, documentari e libri – apprezzatissimi – sui rapper neri americani: in particolare un video per Arte (Black Music, dalle catene di ferro a quelle d'oro) e due volumi (Gangsta-rap uscito nel 2005 da Flammarion, oggi esaurito, e Detroit Sempler, in uscita da Ollendorff et Desseins). Pochissimi sapevano. Sia tra i colleghi tecnici prestati alla politica, sia nelle redazioni che frequentava con il nome d'arte. Anche se fin dai tempi dell'Ena era evidente che l'uomo non fosse proprio omologato. Visto che difese appassionatamente, sia pure con scarso successo, la proposta di dedicare il corso al situazionista Guy Debord. Certo a Hollande un po' di ritmo non può che giovare.

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