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Questo articolo è stato pubblicato il 24 marzo 2014 alle ore 11:32.

Carmelo Bossi a Roma nell'agosto 1960 (Olycom)Carmelo Bossi a Roma nell'agosto 1960 (Olycom)

Negli Anni 80 mi capitava di incrociarlo, in via Borsieri al quartiere Isola, dove lui aveva un bar e dove io abitavo da sempre. Milano era un'altra Milano e l'Isola Garibaldi era lontana anni luce dai percorsi modaioli che oggi ne scandiscono il ritmo. Allora via Borsieri era piena di negozi e lui, ex campione del mondo (ma campioni si resta per sempre) con quel bar aveva dato motivo di conversazione a molti. Era una persona semplice, quasi timida: cercava di mimetizzarsi come se la fama e la gloria gli creassero imbarazzo. Eppure era lui: il campione del mondo dei medi junior che nel 1970, battendo in 15 riprese l'americano Freddie Little, aveva indossato la cintura Wba e Wbc.

Di fronte al bar di Carmelo Bossi, sull'altro lato di via Borsieri, c'era un piccolo negozio di elettrodomestici gestito da un coppia di vecchi signori: marito e moglie, ben oltre l'età della pensione, che all'improvviso si trovarono di fronte un giovane e atletico ladro. Impossibile opporsi al furto, ovviamente. Dal bancone del bar il campione aveva visto tutto: il ladro, uscito trionfante con in braccio un televisore ultimo modello, non ebbe il tempo di capire cosa stesse accadendo. Un colpo secco: Ko, senza bisogno dell'arbitro che contasse fino al dieci. Refurtiva recuperata a tempo di record. E tutto il quartiere ebbe modo di parlare ancora, per parecchi mesi, della nuova impresa.

Carmelo Bossi ci ha lasciati ieri, a 74 anni. Non era in buone condizioni di salute, ormai da tempo. La morte della moglie, amatissima, era stato qualche mese fa l'ultimo colpo, uno dei pochi ai quali non era riuscito a rispondere con la tenacia di sempre. Lui che, alle Olimpiadi di Roma del 1960, aveva conquistato l'argento: oggi sarebbe motivo di celebrazione ma in quell'edizione dei giochi, segnata dai successi nella boxe di Benvenuti, De Piccoli e Musso, finì quasi in secondo piano.

Sette anni più tardi, sul ring di Sanremo, spiegò cosa fosse il pugilato a un campione francese, Jean Josselin, che lo aveva approcciato con aria di superiorità: Bossi gli tolse la cintura da campione d'Europa. La perse, a sorpresa, per un pugno non visto in un incontro dominato per nove riprese: ma anche questa è la boxe. Un attimo e sei perduto. Oltre a un titolo europeo in meno Carmelo Bossi si trovò con una grave frattura alla mascella in più. In pochi credevano a un possibile recupero ad alto livello ma lui, testardo e tenace, ripartì da quella sconfitta per costruire l'impresa più bella, la conquista del titolo di campione del mondo.

Quando nel 1971 lasciò la cintura, a Tokio contro il giapponese Wajima, in realtà non aveva perso. Semplicemente un giudice, che ammise troppo tardi l'errore, aveva assegnato al suo avversario un round che aveva vinto lui, Carmelo Bossi. Quello fu il suo penultimo incontro, a 32 anni: dell'ultimo, contro un ladro in via Borsieri, vi ho già detto. Ci piace ricordarlo così: un colpo secco e vittoria schiacciante, con i due vecchi signori del negozio di fronte che non sapevano come ringraziarlo mentre lui gli riconsegnava il televisore.

Oggi al posto del bar di Carmelo Bossi, in via Borsieri, c'è il tempio del Jazz milanese, il Blue Note. Se a qualcuno capita di passarci si ricordi che proprio lì, qualche anno fa, c'era il campione del mondo dei medi junior. Quel campione di modestia e riservatezza che faceva l'impossibile per nascondere i suoi successi passati: ma quello splendido pugno tirato in via Borsieri, quello no, non era proprio riuscito a nasconderlo.

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