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Questo articolo è stato pubblicato il 29 marzo 2014 alle ore 12:37.

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MILANO - I tetti ai compensi per i manager delle società statali che non sono presenti sui mercati finanziari vanno applicati dal 1° aprile, senza aspettare il rinnovo degli incarichi. A chiarirlo è il ministero dell'Economia, che ieri ha fatto il punto sul decreto "taglia-compensi" che entrerà in vigore martedì e ha accelerato sull'applicazione. «Ma non ci fermiamo certo qui – assicura il presidente del Consiglio Matteo Renzi al Sole 24 Ore – perché non ci accontentiamo di una circolare eredità di Saccomanni. Andremo a testa bassa sugli stipendi, mettendo il tetto massimo della retribuzione del capo dello Stato.

E questo riguarderà anche le scuole del Mef e della Pubblica amministrazione». Sulle retribuzioni "allegre" delle scuole (mostrate da un'inchiesta sul Sole 24 Ore del 26 marzo) torna anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, spiegando che «è indispensabile una revisione della spesa, concepita non solo per risparmiare ma anche per migliorare la qualità dei servizi. Il futuro della Scuola superiore di economia e finanza sarà considerato all'interno di questo disegno organico». E in serata il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, fa sapere che quello di ieri è solo un primo passo verso «un provvedimento ancora più radicale: nelle società partecipate dallo Stato nessuno potrà guadagnare più di dieci volte rispetto allo stipendio base».

Il decreto Saccomanni, firmato alla vigilia di Natale 2013, entrato in «Gazzetta ufficiale» il 17 marzo e in vigore da martedì, è insomma solo la tappa iniziale della dieta per gli stipendi pubblici. Anche perché gli effetti del provvedimento, che in pratica estende alle controllate del Tesoro il tetto generale da 311.658,53 euro lordi all'anno (retribuzione del primo presidente della Cassazione) e introduce «sotto-tetti» per le società più piccole, riguarderanno meno di 30 persone. Nel comunicato di ieri, Via XX Settembre ricorda anche gli obblighi imposti dal decreto «Fare» (Dl 69/2013) alle aziende quotate (come Eni, Enel e Finmeccanica) e a quelle che hanno emesso bond o altri titoli sui mercati (Ferrovie, Cassa depositi e prestiti, Poste), chiamate a tagliare del 25% gli stipendi di amministratori delegati e presidenti. La regola, in vigore dal 21 agosto, scatta però in questo caso al rinnovo dei mandati, e c'è chi si è già adeguato: è il caso delle Ferrovie dello Stato dove Mauro Moretti, al centro del botta e risposta con Renzi nei giorni scorsi, riceve solo 90mila euro come ad (il 25% in meno dello scorso mandato) e 753mila come dirigente, mentre alla Cdp, i 788mila euro riconosciuti a Giovanni Gorno Tempini sono un quarto in meno rispetto alla vecchia remunerazione. A Poste la tagliola agirà con il rinnovo dei vertici.

L'elenco delle aziende che dovranno fare i conti con i nuovi tetti comprende giganti come Rai, Anas e Invimit (la sgr avviata a ottobre per le dismissioni del mattone di Stato), pesi medi come Consip, Enav e Sogei e realtà più piccole l'Istituto Luce o Italia Lavoro. La soglia dei quasi 312mila euro riguarda l'amministratore delegato, mentre il presidente si deve accontentare del 30% della cifra assegnata all'ad. Il limite massimo, però, si applica solo ai «big», che contano un valore della produzione di almeno un miliardo, investimenti per mezzo miliardo e almeno 5mila persone a libro paga. Caratteristiche, queste, che si incontrano solo in Rai, Anas e Invimit: queste due ultime società, precisa però Via XX Settembre, hanno già stabilito un compenso massimo da 300mila euro e non devono agire di forbice: alla Tv di Stato, invece, il tetto dell'amministratore delegato si applica al presidente Anna Maria Tarantola, titolare delle deleghe, e non ad altre figure come il direttore generale che non è in cda. Nella seconda fascia, in cui si entra con un valore della produzione superiore a 100 milioni, investimenti per un milione e 500 dipendenti, il limite scende a 249.326,82 euro all'anno, cioè all'80% del massimo. Questo gruppo conta 10 aziende, ma a Coni Servizi e Sogin (bonifica siti nucleari) il 1° aprile non porterà novità perché gli emolumenti sono già in linea. Al 50% del massimo (quindi a 155.829,27 euro) devono adeguarsi le altre sei società dell'Economia, dall'Istituto Luce a Italia Lavoro, che per entrano nelle prime due fasce.

Il sistema dei «tetti» e «sottotetti» potrebbe essere ripreso anche per la cura ai dirigenti della Pa vera e propria, mentre ieri la Consulta (sentenza 61/2014) ha promosso il blocco alla retribuzione di risultato introdotto nel 2010.

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