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Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2014 alle ore 08:11.

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Il Maidan ha parlato, e Vitaly Klitschko, l'ex campione di pugilato divenuto protagonista della politica ucraina, ha accettato la richiesta della piazza, unire le forze democratiche nella prossima battaglia per la presidenza. Così il leader del partito Udar ("gancio") si è ritirato dalle elezioni del 25 maggio. Accettando di appoggiare il favorito dai sondaggi, Petro Poroshenko, conosciuto in Ucraina come il "re del cioccolato" con il suo gruppo Roshen, primo produttore dolciario del Paese (e ventesimo al mondo). Un oligarca che fin dall'inizio aveva sostenuto l'accordo di associazione all'Unione Europea, per poi appoggiare la rivolta del Maidan contro il presidente deposto Viktor Yanukovich.
«Le forze democratiche devono presentare un candidato unico, che disponga del sostegno più ampio», ha spiegato Klitschko, secondo nei sondaggi pur senza superare il 10%. Non ha accettato invece di farsi da parte Yulia Tymoshenko, che ieri ha confermato la propria candidatura malgrado la richiesta del Maidan e ha ricevuto l'appoggio del proprio partito Batkivshchina ("patria"), di cui fanno parte l'attuale premier Arseniy Yatsenyuk e il presidente ad interim, Oleksandr Turchinov. La sfida del 25 maggio diventerà dunque un confronto a due, poiché i sondaggi non danno chance al candidato scelto dal Partito delle Regioni di Yanukovich, Mykhailo Dobkin, e all'ultranazionalista Dmitro Yarosh, leader di Pravyj Sektor, il controverso movimento paramilitare di estrema destra che ora rischia di essere messo al bando. Attualmente la distanza tra Yulia e Poroshenko è 8% contro 25%, ma è troppo presto per dare per spacciata una donna abilissima a riportarsi a galla.
«Sono convinto che non essere uniti sarebbe un tradimento del Maidan - ha detto ieri Poroshenko intervenendo al congresso del partito di Klitschko -. La portata e la quantità di sfide che lo Stato ha oggi di fronte ci chiedono unità». Come la Tymoshenko, Poroshenko ha promesso di proteggere i confini dell'Ucraina stordita dalla perdita della Crimea e di sostenerne le forze armate, su cui pesa la minaccia della mobilitazione russa oltre i confini orientali: «Dobbiamo costruire un esercito nuovo, efficiente e moderno - ha detto - che difenderà la sovranità e l'integrità del nostro Paese».
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