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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2014 alle ore 06:37.

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«Ci aspettiamo che più di 9 miliardi arrivino alle Pmi». La previsione è del commissario Ue, Maire Geoghegan-Quinn, che ieri a Roma ha presentato il nuovo piano Horizon 2020 che mette in palio per la ricerca quasi 80 miliardi per sette anni. Piano (i primi bandi sono già partiti nei mesi scorsi) che prevede, per la prima volta, una corsia preferenziale per sostenere l'innovazione delle piccole e medie aziende. Il commissario ha incoraggiato «fortemente» l'Italia a fare la sua parte non solo spendendo di più per la ricerca per raggiungere l'obiettivo dell'1,53% del Pil entro il 2020 (oggi siamo all'1,26%), ma anche per «creare le condizioni ideali» per fare innovazione nel nostro Paese.
Un invito che il ministro Giannini ha raccolto proponendo ieri il lancio di «un Piano nazionale strategico della ricerca che diventi almeno triennale e possa diventare quinquennale» in sintonia con Horizon 2020 in modo da drenare meglio i fondi del programma Ue per la ricerca, ma anche i fondi strutturali del nuovo ciclo di programmazione. Una partita, quest'ultima, che in tutto vale – calcolando anche il cofinanziamento nazionale – 55 miliardi per i vari settori e sui quali il ministro Giannini sta spingendo per rimpinguare la quota destinata alla ricerca. Nella bozza di «accordo di partenariato» messa a punto finora dal Governo italiano ci sono infatti solo 1,7 miliardi di fondi europei disponibili, la metà delle risorse dello scorso ciclo di programmazione che il ministero ha impiegato per sostenere attività e bandi di ricerca. Un passo indietro su cui la Giannini è pronta a far sentire la sua voce: già oggi dovrebbe scrivere una lettera al premier Renzi e al sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Graziano Derio, per chiedere di rivedere questa quota in modo da potenziare la ricerca italiana in vista proprio della partecipazione ai bandi di Horizon 2020.
«La ricerca è alla base della competitività di un Paese, quindi non è una spesa ma un investimento», ha spiegato ieri tra gli altri Luigi Nicolais, presidente del Cnr, "campione" italiano nella corsa ai fondi del precedente programma quadro Ue. «Chi ha investito di più in ricerca ha superato meglio la crisi», ha ricordato Andrea Bairati direttore politiche territoriali, innovazione e education di Confindustria che ha invitato filiere industriali e centri di ricerca ad «aggregarsi» per competere meglio nei nuovi bandi.
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