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Questo articolo è stato pubblicato il 26 aprile 2014 alle ore 08:13.

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ROMA
Il vino europeo rischia di parlare sempre più spagnolo, un po' come è avvenuto nei primi anni Duemila all'olio d'oliva. La Spagna infatti, grazie a nuovi vigneti piantati di recente (e che via via stanno entrando in produzione) e alla ristrutturazione di impianti obsoleti ormai tallona da vicino l'Italia come principale produttore mondiale. Secondo i dati dell'Oiv infatti l'Italia nel 2013 ha prodotto 45 milioni di ettolitri. Al secondo posto si trova la Spagna con 42,7 milioni di ettolitri che ha così scavalcato la Francia ferma a quota 42 milioni.
Ma al di là delle statistiche e delle leadership produttive a preoccupare è l'effetto di tali cifre sui prezzi. Infatti, proprio come avvenuto nel settore dell'olio d'oliva dove la grande crescita della produzione spagnola (ormai tripla rispetto a quella italiana) ha trascinato verso il basso le quotazioni, anche nel vino si rischia di replicare il copione. Una spirale di ribassi non ancora evidente per le grandi griffe e le etichette di qualità ma che per le fasce più basse del mercato è invece tangibile.
«Sulle quotazioni stiamo scontando un effetto Spagna – spiega il direttore di Caviro (la coop proprietaria del brand «Tavernello» che nel 2013 ha venduto 180 milioni di litri di vino per un giro d'affari di 327 milioni) – anche se questo è più evidente per i vini da tavola che per le etichette Doc e Igt. L'ondata di ribassi finora ha consentito di riequilibrare i rialzi a volte ingiustificati registrati negli ultimi due anni, ma in prospettiva può rivelarsi molto rischiosa e penalizzare l'intero settore».
Secondo il direttore di Caviro il prezzo di un vino da tavola non dovrebbe mai scendere sotto la soglia dei 4 euro a ettogrado (ovvero il valore di 100 litri di vino a un grado alcol ndr). «Una quotazione che garantirebbe una giusta remuneratività al viticoltore – aggiunge Dagnino – mentre in Spagna si parla di quotazioni quasi dimezzate, di fronte alle quali ci salviamo perché si tratta di prodotti di pessima qualità. Vini che una volta sarebbero stati destinati alla distillazione, una misura che garantiva l'equilibrio del mercato e che Bruxelles ha invece cancellato forse troppo frettolosamente».
«Dalla Spagna giungono offerte che fanno semplicemente paura – spiega Franco Ponti titolare del famoso brand dell'aceto – perché un prezzo di 2 euro a ettogrado per un vino equivale a riportare i listini ai livelli degli anni '90, cancellando gli sforzi fatti finora per far crescere i valori. Abbiamo calcolato che tale quotazione implica inoltre un prezzo pagato per le uve di 8 euro a quintale. E in Italia, per una cifra del genere, non si riuscirebbe neanche a trovare qualcuno disposto a fare la vendemmia».
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