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Questo articolo è stato pubblicato il 27 aprile 2014 alle ore 11:36.

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Ridurre la babele di norme regionali e regolamenti comunali che rende incerte le autorizzazioni edilizie e lunghe le procedure. Questa una delle priorità in materia di semplificazione del ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, che in settimana dovrebbe portare al Consiglio dei ministri il disegno di legge di riforma della Pa e di semplificazione della burocrazia.

Per l'edilizia il percorso sarà in due tappe. Subito, i «modelli unici nazionali» per la presentazione della Scia e del permesso di costruire. In un secondo momento, quando sarà passata la riforma del titolo V della Costituzione che riporterà l'edilizia privata tra le competenze esclusive statali, un «regolamento edilizio unico nazionale», valido da Vipiteno a Lampedusa.

Nella consultazione on line condotta tra ottobre e gennaio dal Dipartimento Funzione pubblica, con la quale sono state raccolte 1.500 segnalazioni di cittadini e 500 di imprese, l'edilizia è stata segnalata come la seconda materia per importanza (dopo il fisco) tra quelle da semplificare. «Le segnalazioni fatte dai cittadini – spiega Silvia Paparo, capo dell'Ufficio Semplificazione – sono dettagliate e molto utili. Dalle duemila segnalazioni e dai suggerimenti emersi abbiamo tratto delle indicazioni operative».

Il nemico numero uno in materia edilizia è il caos normativo. Il primo step, a legislazione vigente, sarà la modulistica standard per presentare la domanda di titoli edilizi. Madia ne ha parlato in Parlamento. «Stiamo lavorando da mesi – spiega Paparo – con Regioni e Anci per costruire una modulistica standard sulle procedure edilizie. Siamo partiti da Scia e permesso di costruire, ma l'obiettivo è di estendere il lavoro anche ad altre procedure». Nel modello ci sarebbero parti fisse uguali per tutti e parti variabili, che necessariamente dovranno tenere conto delle normative regionali. «Il modello sarà cartaceo ma soprattutto on line, dove a seconda dei contenuti che devono essere indicati si apriranno successive finestre da compilare».

L'obiettivo di fondo, tuttavia, resta quello di eliminare la babele di norme locali, sostituendole con un unico "regolamento edilizio nazionale". «La linea di tendenza è quella, sì – spiega Silvia Paparo –, è quello che ci chiedono i cittadini, i professionisti e le imprese; ma è ancora troppo presto per parlarne». Il Ddl Boschi per la riforma costituzionale assegna alla competenza esclusiva statale la fissazione delle «norme generali» in materia di governo del territorio, quindi nel testo attuale resterà uno spazio di autonomia delle Regioni nel fissare norme di dettaglio.

Altri obiettivi a cui sta lavorando il ministero in materia edilizia sempre partendo dalle segnalazioni dei cittadini, sono: far funzionare gli sportelli unici edilizia, semplificando le procedure, in primis, riducendo i pareri necessari, ma anche stimolando funzioni associate o prevedendo forme di assistenza tecnica per i piccoli comuni; superare i "blocchi" dei pareri paesistici e delle soprintendenze, riducendo l'area da sottoporre a parere; riformare la conferenza di servizi, riducendo a pochi casi la convocazione fisica di tutti intorno al tavolo e condividendo on line documenti e pareri.

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