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Questo articolo è stato pubblicato il 04 maggio 2014 alle ore 08:13.

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L'ingloriosa estinzione del Psi - decretata da Craxi, Gianni De Michelis e da tutti gli altri condannati per gravissimi reati corruttivi - ha purtroppo coperto d'oblio anche i tanti socialisti perbene. Una vera disdetta, visto che la dura replica della Storia ha sancito l'indubbia superiorità del socialismo democratico su ogni tipo di comunismo, anche quello italianizzato. È perciò lodevole l'iniziativa della rivista «Il Ponte», che entrando nel 70° anno di vita dedica un intero fascicolo all'"incompiuta utopia socialista" del suo storico direttore Enzo Enriques Agnoletti (1909-1986), con scritti e ricordi di vari amici e studiosi (fra cui Paolo Bagnoli, Enzo Collotti, Lanfranco Binni, Andrea Ricciardi, Arturo Marzano e Andrea Becherucci). In copertina spicca un suo bel ritratto fotografico, dal quale traspaiono un portamento e un decoro sconosciuti agli epigoni crepuscolari della prima Repubblica, annichiliti da Tangentopoli.
Quale fu la cifra distintiva di Enriques Agnoletti? La tendenza a pensare e agire «fuori da qualsiasi schema ideologico precostituito» (Giambattista Scirè). Per questo rimase un socialista solitario, mal sopportato dai suoi stessi compagni. Antifascista precoce, sperimentò il confino e la prigionia. Partigiano nelle brigate di Giustizia e Libertà, soffrì il martirio della sorella Anna Maria, torturata e poi trucidata dai nazisti nel giugno '44. Allievo di Piero Calamandrei e suo successore nel '56 alla guida del «Ponte», si sforzò di serbare la rivista (allora mensile) sul sentiero stretto del "terzaforzismo". Vicesindaco di corrente lombardiana nella prima giunta fiorentina di centrosinistra guidata da Giorgio La Pira (1961-64), fu presto sacrificato dal suo stesso partito. Senza dimenticare la campagna contro la guerra del Vietnam, l'amore deluso per Israele e l'amicizia con Leo Valiani. Sempre sballottato fra Scilla e Cariddi, nel '52 aveva dovuto subire le invettive antisemite del becero e comunisteggiante Luigi Russo, direttore di «Belfagor»: il quale giudicava «Il Ponte» reo di misconoscere «una grande civiltà come quella sovietica» e di concedere invece troppo credito agli Usa, impegnati a «riportare i metodi hitleriani con la lustra della democrazia». Più tardi, Enriques si troverà a fronteggiare accuse di segno opposto, ossia di eccessiva indulgenza per i comunisti di casa nostra. Tanto che, abbandonato il Psi craxiano insieme a Tristano Codignola, nel 1983 sarà eletto senatore come "indipendente" nelle liste del Pci: unica via d'uscita per continuare a fare politica, senza rassegnarsi al cupio dissolvi affaristico del Psi, da lui colto in tempo reale. Si spegnerà nel settembre '86, al culmine degli indimenticabili anni Ottanta, con "la terra attraversata da gente di malaffare (…) i ladri vantarsi e gli innocenti tremare", come canterà De Gregori.
PS: Peccato per la mancanza di una cronologia e di un indice dei nomi, che sarebbero stati utilissimi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Il Ponte. Rivista di politica economica e cultura, gennaio-febbraio 2014, fascicolo monografico dedicato
a Enzo Enriques Agnoletti:
l'utopia incompiuta del socialismo,
a cura di Andrea Becherucci
e Paolo Mencarelli, pagg. 262, € 20,00

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