Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2014 alle ore 06:38.

My24


ROMA
Un'opportunità reale, che cambierà gli equilibri anche in Europa, sebbene con tempi per forza di cose non brevi: inevitabilmente il tema dello shale gas è al centro delle riflessioni di Ernest Moniz, l'ex professore del Mit chiamato da Obama a disegnare le strategie energetiche degli Usa. Moniz non sembra temere la concorrenza del Canada, che ha firmato un joint statement con l'Italia e, dall'alto della sua capacità e di una normativa sull'export meno restrittiva, può promettere all'Europa grandi partite di shale gas. «Non è il momento di fare confronti sui quantitativi delle possibili forniture – risponde il segretario americano dell'Energia intervistato a margine dei lavori del G-7 – sicuramente posso dire che noi abbiamo approvato in termini condizionali sette progetti per un totale di 96 miliardi di gas di metri cubi all'anno. Tutto questo si concretizzerà entro la fine del decennio: una quantità enorme che verrà immessa sul mercato».
Non sarà una rivoluzione immediata, ma è quanto meno una carta molto pesante da mettere sul tavolo mentre imperversa la crisi ucraina e vanno preparati i futuri assetti energetici. «La priorità emersa dai lavori del G-7 – spiega Moniz – è mostrare una responsabilità collettiva sulla sicurezza energetica con scelte chiare e forti. Non dovremmo permettere che in futuro la Russia, o qualsiasi altro Paese, utilizzino l'energia come un'arma».
Il segretario Usa si dice consapevole che i rischi di un inverno europeo a secco di gas, o almeno con gravi problemi di forniture, sono reali. Poi rassicura: «Abbiamo parlato con il ministro Guidi delle azioni che possono essere adottate e i nostri staff si incontreranno per decidere i prossimi passi in vista dell'inverno. Ci sono alcune cose che si possono fare subito, come il reverse flow di gas (flusso inverso, ndr), ma dobbiamo spostare l'attenzione anche su altri obiettivi che hanno un orizzonte più ampio».
Moniz insiste in modo particolare sulla missione svolta dal dipartimento Usa dell'energia la scorsa settimana in Ucraina sul tema dell'efficienza energetica. «Il sistema ucraino non è molto efficiente, ma se riusciranno a raggiungere i livelli medi dell'Europa si potranno risolvere molti degli attuali problemi».
I lavori del G-7 sono stati dedicati in ampia parte anche al tema delle infrastrutture sul quale l'ex docente del Mit non si sottrae invitando i Paesi europei, soprattutto dell'Est, a cambiare passo. «Se mi chiede quali trend di medio lungo periodo potranno derivare da un perdurare della crisi tra Russia e Ucraina, è chiaro che possiamo parlare di una diversificazione delle forniture, di fonti alternative, di rotte alternative puntando ad esempio sul Caspio e su Paesi del Nord Africa come l'Algeria, che ha promettenti risorse di shale gas. Ma non si può prescindere dall'adeguatezza delle infrastrutture». Il terzo pacchetto europeo sull'energia, prosegue il segretario Usa, «ha un forte focus sul mercato unico, ma gli obiettivi in questo senso si raggiungono solo con un impegno comune sul fronte infrastrutturale, soprattutto per avere reti di interconnessioni adeguate nell'Est Europa».
All'ultima domanda, su possibili cambi di strategia sul nucleare alla luce della nuova ricchezza di approvvigionamenti degli idrocarburi, Moniz risponde con cautela, lasciando capire che una riflessione è possibile ma non immediata. «Il nucleare fa parte della strategia zero carbon power, abbiamo sei centrali che stanno chiudendo ma altre cinque in fase di costruzione e stiamo studiando un programma di piccoli reattori modulari che avranno un ruolo importante non prima del 2022-2023. È chiaro che tempi e costi di queste operazioni potranno portare a delle riflessioni sulle decisioni future».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi