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Francesco Moser, l'uomo che batteva anche il vento

Francesco Moser (Olycom)Francesco Moser (Olycom)

Iniziamo oggi una carrellata dei grandi campioni che hanno segnato la storia del Giro d'Italia: molti non saranno nell'elenco, perché 21 tappe sono poche per racchiudere una magia che dura da oltre un secolo con le sole interruzioni della prima e seconda guerra mondiale. Cercheremo di rimediare il prossimo anno. La scelta dell'uomo del giorno è basata sulle sue caratteristiche. Per qualcuno, come Fausto Coppi ed Eddy Merckx, faremo un'eccezione: vincevano ovunque.

Prima tappa: Belfast-Belfast, cronometro a squadre di 21,7 chilometri. Il campione di oggi è Francesco Moser. Perché è stato forte, anzi fortissimo a cronometro, al punto che nelle prove di squadra diventava un problema per i compagni. Le sue tirate, quando si metteva in testa a "fare il treno", spesso rendevano impossibile dargli il cambio: pedalando al massimo si riusciva appena a stargli a ruota. Andava più veloce del vento.

Questo era Francesco Moser, che ha vinto un solo Giro d'Italia nel 1984, ma che è arrivato tre volte secondo e due volte terzo. Il suo primo direttore sportivo, Giorgio Vannucci, ha sempre sostenuto che fosse colpa di Vincenzo Torriani: il patron non avrebbe perdonato a Francesco la decisione di non correre il Giro del '75, quello che si concludeva sullo Stelvio. Da lì sarebbe iniziata, secondo Vannucci, una lunga punizione fatta di Giri disegnati accuratamente per far vincere tutti, ma non Moser. Niente abbuoni, per esempio, che arrivarono solo nell'era Saronni e che avrebbero consentito a Francesco di vincere almeno un paio di Giri oltre a quello del 1984.

Un giro che tutti ricordano per la vittoria a cronometro all'ultima giornata, nella tappa da Soave a Verona: Laurent Fignon che perde terreno pedalata dopo pedalata, incapace di resistere alla furia di Moser che macina la strada senza un solo sbandamento. Eppure quel Giro Moser lo aveva vinto in salita, sul Blockhaus, resistendo alle spalle di Moreno Argentin e sorprendendo tutti gli addetti ai lavori.

Il feeling con la Maglia Rosa è stato grande: l'ha indossata per 57 giorni, terzo di ogni epoca dietro Merckx e Binda. Ma anche con il Tour de France è stata una bella storia: una sola partecipazione, impreziosita dalla Maglia Gialla conquistata nel cronoprologo battendo un certo Eddy Merckx, e dal settimo posto finale con la Maglia Bianca di miglior giovane.

Per il resto Francesco Moser, soprannominato "lo sceriffo" per la sua abilità e decisione nel gestire il gruppo, è arrivato primo tanto e ovunque. Con le sue 273 vittorie è il primo italiano di sempre (Saronni è lontano anni luce, a quota 193) e terzo al mondo dietro a Merckx (426) e Rik Van looy (379). È stato campione del mondo nel 1977, a San Cristobal, e ha indossato la maglia azzurra ininterrottamente per 14 stagioni. Ha trionfato nel Superprestige del 1978, una sorta di Mondiale a punti, vincendo la Milano-Sanremo davanti a Bernard Hinault, un altro grandissimo delle due ruote. Ha vinto il mondiale su pista dell'inseguimento, ha dominato tre edizioni consecutive della Parigi Roubaix. Ha stabilito il record dell'ora con un fantastico 51,151 e quando glielo hanno tolto, a 42 anni, dopo sei anni senza corse ha provato a riprenderselo: tentativo fallito, ma realizzando comunque il secondo tempo di sempre, meglio di Eddy Merckx nel pieno della carriera.Un lungo elenco che potrebbe proseguire quasi all'infinito, ma ci limitiamo a ricordare due Giri di Lombardia, quando la corsa era davvero il mondiale d'autunno.

Oggi, a 63 anni, Francesco Moser è un imprenditore vinicolo. Il suo spumante metodo classico Trento Doc poteva chiamarsi solo 51,151. Non ha perso la passione per la bicicletta e capita spesso di vederlo mentre sale sulle rampe del Passo Gavia per fare una sosta dagli amici del Rifugio Bonetta. A 63 anni i suoi tempi sono di appena tre minuti superiori a quelli dei ciclisti in attività: la classe non è acqua.

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