Storia dell'articolo
Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 28 maggio 2014 alle ore 19:18.
L'ultima modifica è del 28 maggio 2014 alle ore 22:02.

Beatrice Lorenzin (Imagoeconomica)Beatrice Lorenzin (Imagoeconomica)

Il ministero della Salute ha richiesto un risarcimento danni pari a 1200 milioni di euro per tre anni alle aziende Novartis, Roche e Hoffmann per la vicenda della commercializzazione dei farmaci Lucentis e Avastin. Il ministero ha invece richiesto un risarcimento pari a 14 milioni all'azienda Pfizer.

Si tratta di un maxirisarcimento da un miliardo e 200 milioni di euro per i costi sostenuti dal Servizio sanitario nazionale a causa dell'illecito cartello tra Roche e Novartis che ha portato alla commercializzazione contro la maculopatia di un farmaco molto più costoso di un altro. È la richiesta-choc che il ministero della Salute fa a Roche e Novartis dopo il caso Avastin-Lucentis, già costato ai due colossi farmacuetici una multa dell'Antitrust. Il ministero, si legge in una nota, «in seguito alla delibera AGCM 24823 del febbraio 2014, che ha qualificato il comportamento delle società F.Hoffmann-La Roche Ltd, Roche Spa, Novartis AG e Novartis Farma S.pA. come »un'intesa orizzontale restrittiva della concorrenza finalizzata alla commercializzazione del farmaco Lucentis molto più costoso del farmaco Avastin, ad esso equivalente«, ha richiesto alle predette società farmaceutiche il risarcimento di tutti i danni patrimoniali (circa 45 milioni nel 2012, 540 milioni nel 2013 e 615 milioni nel 2014) e non patrimoniali arrecati illecitamente al Servizio sanitario nazionale».

«Il presidente della Società oftalmologica italiana ancora una volta confonde e mistifica. Roche ha fiducia nel Tar che oggi ha preso la decisione richiesta anche da noi». Lo precisa il gruppo farmaceutico Roche sul caso della maxi-multa disposta dall'Antitrust per l'azienda e per Novartis, per un accordo ritenuto anticoncorrenziale sulla commercializzazione dei farmaci Avastin (bevacizumab) e Lucentis (ranibizumab), in merito alla decisione di Roche di non chiedere la sospensiva della sanzione oggi davanti al Tar del Lazio.

Una scelta «dettata dalla sola volontà di accelerare la discussione nel merito del provvedimento, per giungere così ad una sentenza senza ogni ulteriore dilazione», spiega la società. «Non è sorprendente che il presidente della Soi abbia ancora una volta confuso e mistificato ciò che è accaduto, estendendo la propria autoreferenzialità dall'ambito scientifico a quello giuridico», commenta Roche. «La scelta di accelerare quanto più possibile la decisione di primo grado da parte del Tar è dettata dalla determinazione di Roche di chiarire quanto prima la correttezza del proprio operato, auspicando così di frenare l'incontenibile proliferazione di inesattezze che il presidente della Soi non manca di dispensare con cadenza pressoché quotidiana. Roche è fiduciosa che possa essere il Tar Lazio la sede in cui discutere in modo approfondito le tematiche oggetto del ricorso, valutando anche - per quanto di competenza - i profili scientifici che il presidente della SOI si ostina a banalizzare».

Non è tardata ad arrivare anche la dichiarazione di Novartis. Secondo la società con sede a Basilea, la richiesta di maxirisarcimento da parte del ministero della Salute per il caso Avastin-Lucentis «è infondata». La società precisa inoltre di non aver «ricevuto al momento alcuna notifica». Novartis «respinge in maniera decisa le accuse di pratiche anti-concorrenziali e per questo ha impugnato il provvedimento dell'autorità Antitrust dinanzi al Tar del Lazio: il procedimento è ancora in corso e la sentenza è attesa entro la fine dell'anno». Pertanto, scrive l'azienda farmaceutica, «risulta infondata qualsiasi richiesta di risarcimento così come le cifre indicate nella comunicazione del Ministero che non trovano alcuna corrispondenza con la realtà dei fatti: la spesa generata da Lucentis a carico del Ssn nel periodo gennaio-settembre 2013 è stata pari a 38,6 milioni di euro, in linea con i dati registrati nel 2012». Novartis «ribadisce la correttezza del proprio operato e di avere sempre agito nel pieno rispetto della normativa italiana ed europea, che oggi viene messa in discussione da una "liberalizzazione controllata" dell'utilizzo off label di Avastin, contravvenendo a norme e processi consolidati e condivisi a livello comunitario, che sono stati concepiti per proteggere la salute del paziente e garantire la sostenibilità del sistema. Novartis si avvarrà dei propri diritti di difesa in tutte le sedi competenti».

Commenta la notizia

Shopping24

Dai nostri archivi