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Questo articolo è stato pubblicato il 07 giugno 2014 alle ore 08:12.

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ROMA.
Il governo stringe i tempi sulle norme anticorruzione, che dovrebbero riguardare politici e imprese. L'ipotesi è di chiudere entro la settimana prossima, tra nuovi poteri al numero uno dell'Authority, Raffaele Cantone, i provvedimenti su falso in bilancio, controlli specifici per l'Expo e, si sta ipotizzando, «daspo ai politici corrotti» come ha già chiesto il premier Matteo Renzi all'indomani dello scandalo dell'inchiesta sul Mose, ma anche agli imprenditori .
L'iniziativa più clamorosa ieri l'ha assunta il vertice della Corte dei Conti. Nell'indagine a Venezia è finito agli arresti domiciliari il giudice contabile Vittorio Giuseppone che, secondo l'accusa giudiziaria, avrebbe percepito uno «stipendio» di 3-400mila euro l'anno per «ammorbidire» i controlli. Così Raffaele Squitieri, presidente della magistratura contabile, ha reso noto che «eventuali casi individuali di corruzione o comportamenti illeciti da parte di magistrati della Corte vanno individuati e puniti con la massima sollecitudine e severità». In concreto, la Corte dei Conti ha istituito «una commissione di indagine per l'accertamento di tutte le procedure di controllo effettuate negli anni in merito all'opera, la verifica degli atti e delle relative risultanze» come si legge in una nota.
Si aggiunge che giovedì scorso «il Procuratore generale, Salvatore Nottola, ha aperto un fascicolo "atti relativi" alla vicenda del Mose ed eventuali responsabilità di magistrati della Corte dei conti». La commissione d'indagine è presieduta dal magistrato Adolfo Teobaldo De Girolamo e Squitieri ha già chiesto un primo resoconto entro 15 giorni.
Nel pacchetto delle norme in definizione a palazzo Chigi con i ministeri interessati (Interno, Giustizia e Lavori pubblici, in particolare) l'ipotesi al momento è di stilare un decreto legge e un disegno di legge che potrebbe riguardare anche i reati di falso in bilancio e l'autoriciclaggio. Sugli scandali Expo e Mose Cantone ribadisce che è «molto difficile» una revoca degli appalti delle aziende incriminate mentre per il futuro, aggiunge, si potrebbe «imporre una regola per la quale chi si macchia di corruzione non possa continuare a ottenere appalti». Cantone a Radio24 ha spiegato che l'idea del Daspo ai politici per Renzi significa «che bisogna stabilire l'interdizione perpetua per i politici condannati in via definitiva per certi tipi di corruzione. Questo si può fare».
Il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti al convegno dei Giovani industriali a Santa margherita Ligure nota che «bisogna intervenire sul fenomeno in modo radicale» sulla corruzione e ha apprezzato Confindustria, pronta a espellere chi corrompe: «Gli industriali fanno bene». Roberti sollecita anche un intervento sulla prescrizione: «Decidetevi a modificarla» dice chiaro e tondo ai politici. Interviene anche Romano Prodi, attaccato perchè da presidente del Consiglio nel 2006 diede il via libera al Mose: «Trovo singolare - dice l'ex premier - che invece di prendersela con chi si è lasciato corrompere, ce la si voglia prendere con chi ha consentito un'opera fondamentale».
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IL PROGETTONE
Che cos'è il Mose
Il Mose è un sistema di dighe mobili a scomparsa per tenere l'acqua alta dell'Adriatico fuori dalla laguna di Venezia
Le tre dighe
Il Mose è formato da tre dighe, una per ciascuna delle tre bocche di porto che mettono la laguna in comunicazione con il mare aperto
Le paratoie
Ogni diga è formata da cassoni d'acciaio larghi 20 metri l'uno e affiancati. Quando l'acqua è normale, giacciono sul fondo. In caso di marea superiore ai 110 centimetri di altezza, vengono sollevati fino a formare una barriera continua. In tutto i cassoni sono 78

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