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Questo articolo è stato pubblicato il 21 giugno 2014 alle ore 10:57.

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La sfida drammatica della Libia per la democrazia e la legalità prova da oggi a scommettere su un fatto nuovo. Da ieri hanno concluso il corso di addestramento in Italia 270 militari libici, arrivati il 10 gennaio e pronti a tornare a Tripoli. Hanno svolto un ciclo addestrativo di 14 settimane per operare come fanteria leggera con capacità di controllo e sicurezza del territorio nazionale.

Avanguardia addestrata per la ricostruzione
Al di là dei numeri, non deve sfuggire il valore simbolico, politico e istituzionale per il governo di Tripoli di questa novità. La spiega il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, che ieri nella caserma Caserma Cucci-Capone di Persano (Sa) insieme al collega libico Abdulsalam Jadallah Alobeidi, ha celebrato la cerimonia di fine corso. «I 270 militari sono un'avanguardia, i primi militari a tornare in Libia per portare in patria il germe della ricostruzione delle forze armate libiche».

Materia di studio anche il "Diritto umanitario"
Occorre fare un passo indietro: la Libia aveva preso accordi nel quadro del G8 Compact con Roma, ma anche con la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Turchia, per la ricostruzione delle nuove forze armate e di sicurezza. L'Italia ora si sta dimostrando la testa di serie nei contributi concordati con Tripoli. «Non c'è prosperità senza sicurezza - ha sottolineato l'ammiraglio Binelli - il primo passo verso la ricostruzione di un paese è quello delle forze armate, coese e fedeli alle istituzioni, che consentano alla nazione la necessaria sicurezza per lo sviluppo del processo di democratizzazione in atto in Libia». Oltre all'addestramento svolto presso l'80esimo Reggimento di Cassino e l'Ottavo Reggimento Bersaglieri di Persano - i libici hanno studiato anche "diritto umanitario" - la Difesa italiana ha già svolto o ha in corso training per le forze militari e di polizia libica, in Italia ma anche a Tripoli, in un programma che prevede di arrivare fino a 2mila unità, tutto a carico del governo nordafricano.

Strumento per contrastare l'emigrazione clandestina
Nella capitale libica l'Arma dei carabinieri ha fornito il suo contributo di formazione in diversi settori: servizi di sicurezza presso le ambasciate, polizia turistica, servizio scorte, anticrimine. Altre lezioni della Difesa ai militari libici hanno riguardato la tutela delle infrastrutture e a Brindisi si è svolto di recente un corso di qualificazione anfibia presso la Brigata Marina San Marco. Certo, se si pensa alla Libia l'aspetto che ci torna subito in mente è il flusso inarrestabile di migranti che sbarcano dalle sue coste per l'Italia. Osserva in proposito il capo di Stato maggiore della Difesa: «Il contrasto all'emigrazione clandestina si fa con le forze di polizia sul territorio. Sarà possibile quando le istituzioni libiche saranno sufficientemente solide per garantire un intervento delle forze dell'ordine e sgominare le bande che organizzano questo traffico immondo».

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