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Questo articolo è stato pubblicato il 26 giugno 2014 alle ore 06:39.
L'ultima modifica è del 26 giugno 2014 alle ore 06:47.

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MILANO
La procura di Milano chiede il processo per l'ex segretario della Lega Nord Umberto Bossi e per i suoi due figli Renzo e Riccardo. La richiesta di rinvio a giudizio è stata inoltrata al giudice per le indagini preliminari dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo al termine dell'indagine sui falsi rimborsi elettorali al Carroccio. Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini accusano l'ex senatur di «truffa aggravata allo Stato per il conseguimento di erogazioni pubbliche» del valore complessivo di 40 milioni di euro. A tanto ammonterebbero, infatti, i rimborsi elettorali ottenuti indebitamente dalla Lega Nord (della quale Umberto Bossi era il legale rappresentante) nel periodo 2008-2009 (si tratta di quasi 22,5 milioni nel 2008 e circa 17,6 l'anno successivo). Oltre a Bossi e ai figli la richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche l'ex tesoriere leghista Francesco Belsito e altre cinque persone: tre ex componenti del comitato di controllo di secondo livello della Lega Nord, e cioè Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci, che avrebbero firmato i rendiconti irregolari presentati in Parlamento, e poi l'imprenditore Stefano Bonet e il commercialista Paolo Scala, che si occuparono degli investimenti in Tanzania per conto di Belsito. È stata invece chiesta l'archiviazione per l'ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro, che fu espulsa insieme a Belsito dalla Lega Nord dopo il suo coinvolgimento nell'inchiesta su "The Family".
A Belsito vengono contestate spese per 2,4 milioni e due episodi di appropriazione indebita per un totale di 5,7 milioni tra cui il bonifico da 4,5 milioni «in favore di un conto corrente intestato a Bonet» presso una banca in Tanzania, somma non accreditata perché l'istituto aveva ritenuto insufficiente la documentazione fornita ma restituita alla Lega soltanto nel febbraio del 2012. Per quanto riguarda la richiesta di archiviazione di Rosi Mauro, per i pm «non è irragionevole ritenere che Belsito abbia utilizzato» l'ex vicepresidente del Senato come pretesto per prelevare denaro per se stesso.
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