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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2014 alle ore 08:12.
ROMA
«La crisi dell'Europa non è economica, è politica. Abbiamo fatto analisi sbagliate e abbiamo intrapreso strategie sbagliate». Con il consueto stile affilato l'ex ministro degli Esteri Emma Bonino, intervenendo alla presentazione del rapporto Iai "Towards a more united and effective Europe: the way forward", individua le radici del malessere europeo. Proprio dalla sua idea di "federazione leggera", come risposta a questa crisi e come una delle strade più promettenti per il futuro dell'Europa, prende le mosse il rapporto curato da Nathalie Tocci, vicedirettore dell'Istituto affari internazionali, con i contributi di numerosi studiosi italiani ed europei.
Lo studio approfondisce in maniera "pratica", cioè in termini di rapporto costi-benefici, cinque specifici e decisivi fattori di integrazione: politica fiscale e monetaria, politica estera e di difesa, energia, grandi reti infrastrutturali, immigrazione.
«Da questa analisi il risultato è che l'Europa "a più velocità" non funziona», sottolinea Nathalie Tocci, mentre «in questi ultimi anni si è accentuata la dicotomia tra frammentazione e accelerazione dell'unione». L'esito è stato negativo, innanzitutto in termini di efficacia e di efficienza delle politiche europee: un esempio per tutti il pesante "castello" normativo della governance economica, dal patto di stabilità e crescita al "fiscal compact". Ma anche in termini di consenso da parte dei "cittadini europei", con un impatto evidente alle ultime elezioni. La conclusione dell'analisi, spiega Filippo di Robilant, coordinatore del progetto "Imagining Europe" Iai, è che per rilanciare la crescita, riconnettersi con i propri cittadini e contare in un mondo sempre più multipolare, l'Europa deve compiere quel saut qualitatif che i padri fondatori ci avrebbero spronato a fare e che finora è mancato: «Dobbiamo perseguire un'Unione federale, non come dogma ma come metodo di governo e come visione di fondo per conciliare diversità, libertà e democrazia all'interno di una comunità di mezzo miliardo di cittadini».
Lo studio dedica un capitolo al tema decisivo delle politiche fiscali e monetarie. L'Unione bancaria è un grande traguardo, ha osservato Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del board Bce, ma bisogna capire ancora di più che solo con un'unione maggiore si può resistere agli shock.
Ma il quadro che esce dal rapporto è fortemente critico anche sugli altri fronti, dal fisco alle infrastrutture, dal lavoro all'immigrazione. Il problema dell'Europa, ha concluso provocatoriamente Bonino, «non sono gli euroscettici: sono gli europeisti. E i governi senza una visione chiara per il futuro».
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