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Dossier | N. 15 articoli Elezioni ammistrative 2019

Piemonte a caccia di identità industriale per sottrarsi al declino della manifattura

Lo stabilimento Fiat di Mirafiori (Imagoeconomica)
Lo stabilimento Fiat di Mirafiori (Imagoeconomica)

Chiunque vincerà le elezioni amministrative in Piemonte dovrà fare i conti con una regione manifatturiera in cerca di identità, che negli anni della crisi si è impoverita più delle altre regioni del Nord Italia e che su molti indicatori non ha recuperato rispetto al 2008. A cominciare dal Pil, appunto, l’8,2% in meno del valore al 2007. Un indicatore che affiancato al dato sulla disoccupazione, ad esempio, pari all’8,2%, racconta di una regione che nel panorama dell’Italia settentrionale ha fatto fatica a tenere il passo e che la risalita è iniziata nel 2013-2014, grazie anche alla ripresa dei volumi dell’auto.


La manifattura

Automotive e meccanica rappresentano la metà del fatturato totale manifatturiero del Piemonte e occupano metà degli addetti. L’industria ha ridimensionato il suo peso nell’economia del territorio, lo dimostra il dato elaborato dalla fondazione Edison sull’andamento del valore aggiunto del settore tra 2007 e 2017: -8,1%, con un peso complessivo intorno al 24% e una quota di occupati pari al 25% del totale. Se la manifattura arretra, il Piemonte arretra, questo è il punto.

Il processo di parziale emancipazione del tessuto produttivo rispetto alla galassia Fiat è una costante degli ultimi anni ma non è a costo zero. Se i volumi dell’auto calano questo incide su attività dirette e indotto, va da sé. E allora? Da un lato è necessario consolidare e irrobustire le altre vocazioni industriali del Piemonte, l’aerospazio, la meccanica strumentale, l’agroalimentare. Dall’altro però serve giocare - almeno in parte - la partita della nuova mobilità. Per questo lo sviluppo della nuova piattaforma per i veicoli elettrici a Mirafiori e la produzione della nuova linea di Fiat 500 elettriche a partire dal 2020 è un tema centrale. Che compensa però solo parzialmente il calo dei volumi registrati tra Mirafiori e Grugliasco, i due plant di produzione auto piemontesi ad oggi dedicati alle linee Maserati.

La partita si gioca sul fronte delle filiere industriali e dei distretti produttivi, a cominciare dai settori maturi come auto e tessile che hanno pagato un prezzo altissimo in questi anni e che devono mantenere il terreno scommettendo su innovazione, tecnologia, ricerca. In questa direzione va il nuovo Competence center del Politecnico, che funzionerà da “acceleratore” del trasferimento tecnologico anche per le Pmi, così come farà il futuro Manufacturing Technology Center (MTC) di Mirafiori.

La leva dell’export

Nei dieci anni di crisi il Piemonte ha migliorato le performance di regione esportatrice portando il valore delle merci verso l’estero da 38 miliardi (nel 2008) a 48,2, come rilavano le elabirazioni di Unioncamere Piemonte. Peccato che nel frattempo l’Emilia Romagna abbia corso più del Piemonte e che la regione subalpina sia passata dalla terza alla quarta posizione nella classifica italiana delle regioni esportatrici. Inoltre le esportazioni del Piemonte l’anno scorso sono aumentate soltanto dello 0,4% mentre Lombardia, Emilia Romagna e Veneto hanno registrato performance nettamente migliori.

Nel volume dell’export hanno pesano, per circa un quarto del totale come evidenzia un approfondimento curato da Confindustria Piemonte, le esportazioni di mezzi di trasporto, a cominciare dalle auto del polo del lusso, a marchio Maserati, costruite tra Mirafiori e Grugliasco, comparto che ha inciso negativamente con un calo di oltre l’11% dei volumi in uscita dai confni nazionali. Bene invece la componentistica automotive, i macchinari, l’alimentare, a cominciare dalla Nutella prodotta ad Alba, le bevande, i vini in primis, capaci di superare anche i confini europei, e i gioielli di Valenza.

Il turismo fattore x

Quello che davvero è cambiato in meglio nell’ultimo decennio e che va assolutamente controcorrente rispetto alla narrazione del “declino” del capoluogo e della regione è il fatto che il Piemonte, e Torino in particolare, siano diventate vere e proprie destinazioni turistiche. La città praticamente è partita quasi da zero e il miracolo lo hanno fatto le Olimpiadi invernali del 2006. Da quel momento in poi, grazie ad un mix efficace di promozione e investimenti (la metropolitana e le strutture ricettive, in primis), il Piemonte ha generato un flusso turistico pari a 15 milioni di pernottamenti l’anno scorso, in crescita dell’1,35% rispetto al 2017 e del 30% se si confronta il risultato al 2009, e oltre 5,6 milioni di turisti.

Più o meno in questo contesto si sviluppa il “fenomeno” delle Langhe, un mix perfetto tra produzioni di eccellenza, nel settore alimentare e dei vini, e destinazione turistica raffinata, alimentato dalla filosofia di Slow Food e dal recupero del patrimonio di saperi del territorio. E proprio la leva della cucina gourmet rappresenta un dato essenziale della proposta turistica del Piemonte che ad esempio è la seconda regione italiana, dopo la Lombardia, per presenza di “stelle” Michelin. La sfida è destagionalizzare, allungare il tempo medio di permanenza e valorizzare il patrimonio culturale del Piemonte, a cominciare dalle Regge sabaude.

L’IDENTIKIT ECONOMICO DEL PIEMONTE
Dati provinciali dove non diversamente indicato (Fonte: Infocamere, Movimprese, Istat)

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