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Questo articolo è stato pubblicato il 05 agosto 2010 alle ore 12:51.
Se si desidera conoscere il potenziale valore economico di un sito internet, la parola magica è «PageRank». Si tratta dell'indicatore utilizzato da Google che, per determinare la rilevanza di una pagina o la notorietà di un intero web, si avvale di un complesso algoritmo che lavora su 500 milioni di variabili e circa due miliardi di termini.
Si tratta di una particolare formula basata sull'analisi dei link, ovvero dei collegamenti che portano a una particolare destinazione (homepage, pagina interna, sito). Permette a Google di attribuire un valore ponderale numerico a ciascun documento presente in rete e di "quotare" un sito web: in termini pratici è lo strumento con cui si stabilisce un ordine di presentazione dei risultati all'utente che ha eseguito una determinata ricerca e si traccia il profilo di interesse commerciale per chi è potenzialmente interessato ad acquistare quel nome a dominio.
Su un fronte, quindi, la "graduatoria" è ovviamente fondamentale perché chi naviga online preferirà volgere la propria prua verso gli indirizzi che il motore di ricerca posiziona tra i primi, indicandoli quindi come quelli maggiormente "rilevanti". Sull'altro versante, le informazioni catalogate da Google su un certo web sono la cartina al tornasole per saggiare la bontà di un eventuale investimento: chi è intenzionato a comprare un sito può visualizzarne la copia cache – utile nel caso in cui la risorsa in quel momento sia stata messa offline oppure sia temporaneamente irraggiungibile – e può sapere quali sono le pagine simili presenti in rete, quelle che contengono un collegamento a quel sito, quelle che sono contenute nel website di interesse, quelle che includono l'indicazione testuale del nome del dominio e della relativa estensione.
Pare fin troppo ovvio che – in considerazione dei non trascurabili interessi in gioco – l'universo sotterraneo di internet abbia cominciato a dar luogo a tumultuosi fenomeni tellurici, mirati a stravolgere determinati equilibri di superficie. Mettendo a frutto, complici anche schiere di hacker, la condivisione dei più fantasiosi sistemi di interferenza nelle dinamiche di valutazione, numerosi attori del business online hanno scatenato una vera e propria guerra con un duplice obiettivo: anzitutto produrre "punteggi" fasulli per ottenere la sovrastima di siti da piazzare al miglior offerente e, in secondo luogo, insinuare dubbi sull'effettiva attendibilità di determinati "rank".







