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La fotografia del mobile banking in Italia

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Questo articolo è stato pubblicato il 24 novembre 2010 alle ore 19:46.

Il mobile banking ha un mercato potenziale interessante, ma le aziende di credito devono sviluppare un'offerta adeguata e stimolare l'adozione dei servizi erogati on line alla clientela. Una clientela che ha due facce, quella di coloro che ancora vivono il rapporto con la banca in modo tradizionale e quella di chi, invece, è molto evoluta sotto il profilo tecnologico e ha in tasca uno smartphone e un contratto di accesso alla Rete.

Due condizioni necessarie allo sviluppo del banking in mobilità. Il fenomeno è comunque in crescita e la ricerca che Aifin (Associazione Italiana Financial Innovation) ha condotto su un campione di 1.000 utenti di servizi di Internet banking ha messo in evidenza come per questi soggetti la disponibilità del dispositivo (smartphone o tablet che sia) non sia più un limite. L'interesse c'è, non si limita alla verifica del conto e si amplia ad operazioni più "complesse", a cominciare dai bonifici. Le banche, dice Aifin, devono però colmare, almeno in parte, il gap funzionale con i servizi di Internet banking tradizionali. Sergio Spaccavento, Presidente di Aifin, ha fatto al Sole24ore.com il punto della situazione sull'evoluzione delle offerte in ambito mobile.

Quanto è già radicato il fenomeno del mobile banking in termini di utenti attivi, di volumi transati), di transazioni effettuate da mobile versus pc…?
Le prime esperienze risalgono ai primi anni 2000 e sono nate con l'obiettivo di permettere al cliente di usufruire di alcuni servizi anche su questo canale, in una logica multicanale. Oggi gran parte delle banche offre un servizio di questo tipo, anche se sono notevoli le differenze in termini di offerta, accessibilità/usabilità del servizio e piattaforme tecnologiche utilizzate. Secondo l'Abi i conti abilitati via "telefonino" sono oltre sei milioni, pari al 19% del totale, con una crescita del 31% rispetto al 2008. Le operazioni più frequenti via cellulare sono le richieste di informazioni, circa sei milioni, 130mila delle quali relative ad operazioni di trading, le ricariche telefoniche, oltre due milioni e i bonifici, circa 190mila. Tuttavia è necessario evidenziare come non sempre all'abilitazione al servizio corrisponda un effettivo utilizzo del canale mobile e come, quindi, i conti realmente attivi siano molti meno.

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Questo induce a pensare che il fenomeno sia ancora in una fase di maturazione non ancora completata: è così?
Ad oggi la penetrazione dei servizi di mobile banking, soprattutto di tipo dispositivo, è in effetti ancora molto bassa. La mancata adozione da parte della clientela può essere dovuta a varie cause e motivazioni quali per esempio la non percezione del bisogno, legata sia alla preferenza verso altri canali sia alla non conoscenza del servizio stesso. In ogni caso anche la clientela che fino ad oggi si è avvicinata a questi servizi ha dovuto confrontarsi con alcune barriere tecnologiche quali la scarsa velocità di connessione in rete e la scarsa comodità/praticità, legata alla bassa usabilità, del servizio. Si pensi, ad esempio, ai servizi di mobile banking offerti attraverso la tecnologia Wap: lo sviluppo e la diffusione degli smartphone, la migliori prestazioni dei device e la maggiore propensione a navigare in mobilità aprono nuove prospettive per lo sviluppo del fenomeno.
Ci sono dati che confermano questa ipotesi, e cioè il fatto che gli smartphone sono lo strumento ideale per accedere a servizi e piattaforme di mobile banking?
Una ricerca realizzata da AIFIn nel 2009 su un campione di 18 banche retail, rappresentative del 62% del totale degli sportelli bancari presenti in Italia, ha confermato come oltre l'80% di queste si aspettasse entro il 2012 un aumento dell'utilizzo del mobile, sia come canale informativo che come strumento transazionale.
Vi sono differenze (e quali) fra le offerte mobili delle banche on line rispetto a quelle delle banche tradizionali?
Per le banche tradizionali che operano via sportello lo sviluppo dei canali diretti e quindi anche del mobile ha avuto come principale obiettivo quello di migliorare il "cost to serve", cioè di ridurre i costi attraverso la migrazione su questi canali di una parte dell'operatività della clientela, ed in particolare quella a basso valore aggiunto. In modo contestuale, l'obiettivo è stato quello di assecondare l'evoluzione del comportamento di acquisto e di consumo della clientela oggi sempre più multicanale. Le nuove direttrici di sviluppo in termini di piattaforme tecnologiche sono quindi state quelle di sviluppare siti Web ottimizzati per il mobile o sviluppare applicativi per gli smartphone ed in particolare l'iPhone. Esempi di eccellenza sono in tal senso le iniziative di Montepaschi con PaschiKey, di Cariparma con Nowbanking Mobile, di Banca Sella e altri ancora.
Quali sono invece, per chiudere, le prospettive del mobile payment?
Le prospettive di sviluppo di questo segmento sono decisamente interessanti, soprattutto quelle legate ai micropagamenti che prevedono l'utilizzo del cellulare come strumento di pagamento contact less, tramite tecnologia Near Field Communciations. Altra area di forte interesse è quella del money transfer, e i servizi cui fare riferimento sono per esempio quelli di Poste Italiane e MoneyGram, che hanno lanciato in Italia un servizio che permette di trasferire denaro dal cellulare in uno dei 186 mila punti vendita MoneyGram del mondo. Un altro caso di innovazione da citare è sicuramente quello di PayPal Mobile, che rende possibile inviare e ricevere denaro del proprio conto PayPal anche dal cellulare e inviare denaro a chi ci sta vicino con un semplice tocco dell'iPhone attraverso l'applicazione Bump.
Quanto incide la componente tecnologica?
La tecnologia è chiaramente un elemento fondamentale a supporto di queste innovazioni, ma richiede, oltre che velocità e facilità d'uso, anche standardizzazione per favorire l'adozione e la diffusione delle innovazioni stesse. La velocità e facilità d'uso sono una precondizione. Una modalità di pagamento troppo complessa o troppo lenta innalzerebbe immediatamente le barriere all'utilizzo dell'innovazione stessa da parte dell'utente finale. La standardizzazione è, invece, fondamentale per garantire l'interoperabilità e l'esternalità di rete. Lo sviluppo del mobile payment dovrebbe quindi agevolare a sua volta lo sviluppo dei micropagamenti, purchè evidentemente si passi da una logica di sperimentazione ad una capillare diffusione di queste tecnologie presso gli esercenti incentivandone l'utilizzo. Qui le banche dovrebbero trovare adeguati partner e fare sistema per consentirne un adeguato sviluppo e ridurre i tempi di adozione da parte della clientela.

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