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L'homo evolutis E I NOSTRI NIPOTI

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Questo articolo è stato pubblicato il 04 febbraio 2011 alle ore 08:14.

Come sarà l'uomo di domani? Lo chiameremo ancora homo sapiens o saremo così diversi da essere evoluti in una nuova specie? Juan Enriquez dal palco di Dld, con un ebook appena pubblicato, ha le idee chiare. «Stiamo entrando in un periodo di evoluzione ipernaturale. Abbiamo già cominciato a evolvere da homo sapiens (un ominide consapevole) a homo evolutis, un ominide che direttamente e in maniera deliberata controlla l'evoluzione di se stesso e di altre specie».
Sequenziamento rapido del Dna, progressi scientifici nel campo della genetica e ricerca sulle cellule staminali già oggi hanno raggiunto traguardi tali da consentire all'uomo di creare nuove specie e interagire con il proprio patrimonio genetico, a fini terapeutici ma non solo, come mai prima nella storia. «Siamo costantemente sotto pressione e subiamo modifiche da parte del nostro ambiente. Allo stesso tempo noi stessi modifichiamo in modo crescente il nostro ambiente, cosa che porta all'evoluzione ipernaturale e alla speciazione diretta».
Possibile che questo processo porti a un uomo nuovo? Enriquez ragiona su microbioma e patrimonio genetico umano da un punto di vista originale. «Senza rendercene conto, già oggi l'essere umano non potrebbe vivere senza la fauna microbica che vive in simbiosi dentro e sul nostro corpo. Una quantità di microbi 100 volte superiore al numero di cellule umane, molto differenziato per posizione e funzionalità. Solo il 17% dei microbi che vivono sulla mano sinistra vive anche sulla destra. Sorprendentemente chi si lava le mani più di 20 volte al giorno ha 2,8 volte più probabilità di incorrere in una dermatite».
Una delle ragioni del successo dei batteri, in termini di colonizzazione di ogni angolo del pianeta, dai fondali degli oceani al calore dei vulcani, deriva dal trasferimento orizzontale di geni.
Passaggio che può avvenire da una specie all'altra, senza essere ereditato dai propri genitori. «Cosa potrebbe succedere se l'uomo diventasse una specie che deliberatamente comincia a ingegnerizzare parte del proprio ambiente microbico? Il primo effetto sarebbe un cambiamento rapido determinato dal microbioma».

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L'incubo dell'eugenetica nazista è dietro l'angolo? «Sappiamo quanto possa spaventare, ma una transizione è inevitabile. Disegniamo cellule, vaccini, medicine e parti del corpo. Modelliamo e modifichiamo la chimica del nostro corpo e del cervello. Stiamo alterando significativamente il nostro ambiente». A cosa dobbiamo prepararci?
«Vedremo probabilmente ciò che è registrato nell'era fotografata dai fossili: una improvvisa esplosione di diversità, sperimentazione e forme di vita diverse, con una grande differenza rispetto al passato. Una singola specie sarà il motore principale di questa evoluzione, l'uomo».
Una valanga di scoperte, modificazioni, rapidi cambiamenti, grandi e piccoli, si accumula giorno dopo giorno, fino a farci diventare qualcosa diverso da quello che eravamo. «Stiamo cominciando soltanto a percepire cosa ci attende, tra chirurgia plastica estrema, costruzione di organi in laboratorio, performance sportive portate ai limiti e scoperte medico-scientifiche. Dalla clonazione di un organismo da una sola cellula, alla capacità di trasformare in codice binario emozioni e memorie contenute nel cervello, l'impatto maggiore potrebbe venire dall'inserimento orizzontale di materiale genetico nel genoma umano».
Le implicazioni di tale scenario trascendono gli aspetti scientifici, modificando la società nel profondo. «Molte religioni hanno buone ragioni per essere spaventate. L'evoluzione sfida l'assoluta centralità dell'uomo e lo scopo della creazione». Una sfida che richiede un nuovo ordine di valori politici, etici, sociali e religiosi, più forte e dinamico, quanto le tecnologie che stanno cambiando l'umanità nel suo insieme.
«Stiamo fondamentalmente dando vita a diversi umani in tempo reale. È l'evoluzione prodotta dagli steroidi, con un sistema portato ad autorinforzarsi e ad accelerare. Più ricombinazione di Dna, più probabilità di mutazioni positive, che sopravviveranno e prospereranno».
Un processo inarrestabile, semplicemente perché non frutto dalla mente di un singolo scienziato e quindi non guidato da alcuna forza. «Ognuna di queste scoperte è una goccia di pioggia, ma molte gocce danno forma a fiumi, laghi e oceani. Molti nuovi oceani di conoscenza si stanno formando. Forse saremo abbastanza fortunati da disegnare e costruire il nostro futuro... e forse i nostri nipoti o i loro figli diventeranno homo evolutis».
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