MILANO
Una nota di 8 pagine e 14 punti con cui il ministero dell'Econonomia smonta, articolo per articolo, le novità introdotte in commissione Affari costituzionali della Camera al Ddl sulla semplificazione burocratica. Che, a questo punto, fa dietrofront. Critiche tradotte nel parere positivo ma condizionato della commissione Bilancio sotto il cappello dei «problemi di copertura finanziaria». Ma che, unite a una manciata di emendamenti del Governo al testo contro l'iter veloce in conferenza dei servizi (articolo 5 ter comma 3) e l'estensione ai commercialisti delle cessioni d'azienda (articolo 8-ter), ha indotto i capigruppo e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a rispedire il provvedimento alla "casella" di partenza. Un rinvio non senza polemiche, che gli addetti ai lavori imputano anche a diversità di vedute e obiettivi tra i ministeri di Economia e Pubblica amministrazione. «Esiste un'oggettiva maggiore difficoltà a legiferare rispetto al passato» ha affermato Fini. Mentre per Michele Vietti (Udc) «il punto vero è che la commissione Bilancio nega la copertura a qualunque provvedimento parlamentare e in questo modo stoppa l'attività legislativa delle camere».
I nodi dell'Economia
L'Economia chiede la soppressione delle misure «in quanto contrarie all'articolo 81 della Costituzione». Bocciata la norma che introduce l'obbligo della Pa di rispettare i termini di pagamento nei confronti dei privati (articolo 29-bis) perchè si determina – si legge nella nota – un'accelerazione degli esborsi con conseguenti effetti negativi in termini di indebitamento e fabbisogno» e quelle sui reclami (articolo 29) con i principi e criteri direttivi della delega sulla carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche. Inoltre «si pongono le premesse perché i cittadini possano avere diritto a ottenere indennizzi o risarcimenti, con ulteriori aggravi di finanza pubblica». Stop anche all'articolo 10 bis (già previsto con emendamento dell'esecutivo) sull'analisi di impatto della regolamentazione: in pratica, il divieto di introdurre nuovi oneri amministrativi a carico di cittadini e imprese senza dimostrare di averne ridotti o eliminati altri, afferma l'Economia, «condiziona il regolare svolgimento dell'azione amministrativa al previo contenimento degli oneri a carico dei cittadini e delle imprese». Sul fronte della comunicazione telematica bocciati anche gli articoli 10 e 20 bis (quest'ultimo anche con emendamento soppressivo del Governo) sulla posta elettronica certificata, per il rischio di oneri eccessivi su imprese e professionisti. Tra le altre misure, cadute sotto la scure dell'eccesso di oneri, bloccato lo sportello unico per l'edilizia (articolo 12) e il fondo, al ministero della Pa, per la formazione continua dei dipendenti pubblici (articolo 21 bis e cancellazione già proposta dal Governo). E ancora – per l'Economia – non passa l'articolo 24 bis con l'interpretazione sull'erogazione delle sanzioni ai medici che potrebbero alterare equilibri di finanza pubblica.
Le modifiche dell'esecutivo
Quanto agli emendamenti soppressivi presentati dal Governo ma non inclusi né nella nota di via XX Settembre né nel parere del Bilancio, balza agli occhi il comma 3 dell'articolo 5 ter, ovvero le semplificazioni in materia ambientale e paesaggistica nella conferenza di servizi. In particolare, il «dissenso qualificato» cioè quello che contrappone una o più amministrazioni alla maggioranza e che la presidenza del Consiglio (da sempre delegata a risolvere la controversia) dovrebbe dirimere in 60 giorni. Sfilati ai commercialisti (con la richiesta di soppressione dell'articolo 8 ter) anche gli invii telematici delle cessionie d'azienda (che dovrebbero restare, a questo punto, riserva notarile). Infine, il Governo chiede anche il ritorno all'originario articolo 13 che, in pratica, "depotenzia" le decisioni della Corte dei conti in materia di controllo sulla gestione.
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Gli ostacoli all'approvazione
I problemi
Tempi di pagamento
Il principio generale della inderogabilità dei termini
di pagamento nei confronti
dei privati farebbe moltiplicare le sanzioni
Pec per tutti
L'obbligo per gli enti territoriali di assegnare a tutti i cittadini caselle Pec determina nuovi oneri e un «significativo impatto» sull'organizzazione delle amministrazioni; anche l'obbligo per le Pa di comunicare Tra loro solo tramite Pec determina maggiori oneri finanziari e organizzativi
Obblighi informativi
Il divieto di introdurre nuovi oneri amministrativi senza ridurne altrettanti
è inapplicabile; l'obbligo
per la Pa centrale di allegare
ai regolamenti tutti gli oneri informativi introdotti o abrogati
dai regolamenti stessi imporrebbe di rivedere
le procedure interne
Sportello unico
Inattuabile anche lo sportello unico per l'edilizia
Le abrogazioni
Tutela ambientale
- Scompare l'obbligo per
il consiglio dei ministri
di pronunciarsi entro 60 giorni suldissenso motivato alla basedi una mancata autorizzazione da parte
di una Pa preposta alla tutela ambientale
Cessioni d'impresa
- Cancellata la norma
che estendeva anche
ai commercialisti la possibilità
di trasmettere gli atti al registro delle imprese, prima riservata
ai notai
Corte dei conti
- Abrogazione della possibilità di ricorrere alla corte dei conti
da parte dei degli organi
di vertice delle amministrazione contro le deliberazioni conclusive nell'ambito
del controllo di gestione
Poteri di rappresentanza
- Abrogata la possibilità
per le imprese di nominare
dei rappresentanti nei confronti della pubblica amministrazione per una serie di procedure,
tra le quali la partecipazione
agli appalti.

 

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