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Questo articolo è stato pubblicato il 20 gennaio 2013 alle ore 13:51.

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Quale futuro si prospetta per l'economia degli Usa e per quella globale, inevitabilmente influenzata da quella americana? Con ogni probabilità, ci aspetta una crescita relativamente lenta, in linea con la dinamica evidenziata dall'inizio della ripresa nel giugno 2009. Tuttavia, se le cose funzionano ragionevolmente bene, il 2013 dovrebbe essere un anno migliore del 2012, e il 2014 migliore del 2013.
Nel 2012 l'economia statunitense è stata deludente: la crescita del Pil in termini reali è stata dell'1,7% e il tasso di disoccupazione è rimasto su livelli elevati, a fronte di una netta diminuzione della dinamica di ricavi e utili. Il disavanzo federale è rimasto su livelli insostenibili, accompagnato da un aumento del debito pubblico sul Pil.
Secondo lo scenario Basic prospect, elaborato da Decision Economics, la crescita in termini reali dovrebbe aggirarsi nel 2013 attorno al 2-2,5%; entro fine anno il tasso di disoccupazione dovrebbe calare al di sotto del 7,5%, l'inflazione aggirarsi attorno al 2-3%, e l'aumento degli utili aziendali al 7% circa, dopo un andamento piatto nella seconda metà del 2012.
Sette i rischi del Basic prospect.
e Il fiscal cliff. È il principale rischio a breve termine. Si riferisce a un taglio drastico dei conti pubblici di 500 miliardi nel 2013 (divisi in 335 miliardi di aumento delle imposte e 165 miliardi di minori spese), accompagnato da netti decrementi della crescita in termini reali. Quella contrazione della politica fiscale rappresenterebbe un passo importante verso la soluzione del problema del debito sovrano americano, o almeno la dilazione della resa dei conti, considerato che negli Usa il rapporto debito/Pil è superiore al 100% e continua a crescere. Nel contempo, ucciderebbe sul nascere la ripresa americana, producendo una recessione negli Usa e nel resto del mondo.
r La crisi dell'Eurozona. La recessione in atto in Europa interessa l'85% del Pil dei Paesi Ue, che rappresentano una grossa parte del Pil globale.
La debolezza interna ed esterna all'Europa danneggia le esportazioni. La fragilità della situazione finanziaria ha indotto alcuni Paesi a chiedere aiuti, che sono stati accompagnati da misure pesanti di austerità. Ciò ha indebolito l'economia dell'Eurozona. La congiuntura sfavorevole si è intensificata e poi estesa ad altri Paesi. La politica monetaria della Bce, pur animata da buone intenzioni, era ed è focalizzata solo sulla crisi e non riesce a offrire lo stimolo monetario di cui l'Europa intera ha bisogno. Sul versante fiscale, ha prevalso una politica di contrazione e austerità. Sul versante politico, l'incapacità di definire risposte alla crisi ha peggiorato la situazione europea.

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