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I Coen trionfano in un Oscar "europeo" e sotto tono

a cura di Stefano Biolchini e Boris Sollazzo

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25 febbraio 2008

La notte delle stelle del 2008 è stata una kermesse sotto tono. Sarà perché l'unica festa per i vincitori è quella di Madonna, o perché il red carpet era più lungo del solito, i vestiti erano meno scintillanti (anche se Lady Travolta aveva un Cavalli da urlo, Hillary Swank un elegante Versace e Jessica Alba era più sexy che mai) e gli ospiti meno sorridenti. Ma ecco subito quel che conta: i risultati. Miglior film e miglior regia vanno a Joel ed Ethan Coen con Non è un paese per vecchi. Miglior attore Daniel Day-Lewis per il "Il petroliere" , miglior attrice Marion Cotillard per "La Vie en Rose", miglior attore non protagonista Javier Bardem per Non è un paese per vecchi, e miglior attrice non protagonista Tilda Swinton per Michael Clayton. Ma andiamo per gradi e torniamo alla serata.

Ore 2.30, inizio con effetti speciali
Le prime parole del conduttore Jon Stewart (anchorman molto amato e "scorretto" negli Usa) sono precedute da una sigla in HD da urlo. L'80^ edizione, infatti, regala un "corto" animato su un camion pieno di Oscar che parte da Hollywood per arrivare al Kodak Theatre, incontrando sulla sua strada tutti i mostri, gli eroi e i robot più famosi della storia del cinema. Stewart conquista subito il pubblico con battute pro sceneggiatori, e ironizzando su serial killer e adolescenti precoci come candidati. Non scappano le presidenziali: Julie Christie, per esempio, diventa per lui l'eroina di Hillary Clinton. "Perché in Away from her, grazie all'Alzheimer, dimentica suo marito!". Il secondo è Mc Cain: "Oscar ha 80 anni, è in prima fila per essere il prossimo candidato repubblicano". Il terzo ovviamente Obama. "Nei film, quando il presidente è donna o di colore, un asteroide sta per colpire la Statua della libertà". Per tacere dell'ironia sul suo nome. Ad aprire le premiazioni è una smagliante Jennifer Garner, eroina di "Alias", che non a caso premia i costumi: il primo Oscar va ad Elizabeth- the Golden Age, ad Alexandra Byrne. Alla buffa e affiatata coppia Anne Hathaway e Steve Carell, invece, il compito di dare il riconoscimento a Ratatouille come miglior film d'animazione. Katherin Heigl, già "Molto incinta", premia i primi europei, i truccatori de "La vie en Rose", Didier Lavargne e Jon Archibald. I migliori effetti speciali, invece, sono a sorpresa il gruppo de "La bussola d'oro". Per la scenografia, la premiante è d'eccezione: Cate Blanchett, splendidamente incinta e in un viola sensuale e antisuperstizioso (fa male a sfidare la sorte, le sue due nomination rimangono tali), consegna il primo Oscar italiano a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo per "Sweeney Todd" di Tim Burton (è il secondo per loro, consecutivo, su otto nomination!). Alla "miracolata" Jennifer Hudson (dal reality all'Oscar in un anno) il compito di premiare la prima categoria pesante: Javier Bardem per Non è un paese per vecchi vince come miglior attore non protagonista. E saluta la mamma in spagnolo, a differenza del "nostro" scenografo. Perde purtroppo Jublin, Owen Wilson (ormai fuori dalla depressione che lo portò a tentare il suicidio) premia infatti il "Mozart dei borseggiatori" del francese Philippe Pollet- Villard e non "Il supplente". Geniale l'idea per il riconoscimento come miglior corto animato a Peter and The wolf (tratto dall'omonima opera di Prokofiev): l'oscar lo dà l'ape virtuale di "Bee Movie". La grande sorpresa è alla fine della prima tornata: Alan Arkin, vincitore lo scorso anno per il nonno eroinomane di "Little Miss Sunshine", consegna a Tilda Swinton, boss cinica e bara di Michael Clayton, il premio come miglior attrice non protagonista. Viso quasi sconvolto, discorso improvvisato "buon compleanno Oscar, figlio mio, che bel fondoschiena che hai. Solo per te potevo prendere l'aereo e venire in America!". Cocente delusione per la prossima mamma Blanchett, che per "I'm not there" si sentiva il premio già in tasca. I premi minori si chiudono con la miglior canzone, che vede la sorprendente esclusione, come nella cinquina della maestosa colonna sonora di Eddie Vedder per "Into the Wild". Scandalo che porta a un commento lapidario il direttore di RS Carlo Antonelli: "monnezza assoluta". Non vince "Come d'Incanto", per la gioia dei piccini e nonostante le tre nomination su cinque (stessa beffa per Beyoncè nel 2007), premiata invece "Once" da John Travolta. Per la colonna sonora, nuovo trionfo per l'Italia. Chiare le origini di Dario Marianelli, infatti, autore delle musiche di "Espiazione".
Quando il gioco si fa duro…
Dopo la pausa canora tratta da "La musica nel cuore", una splendida pausa musicale tra i visi bellissimi di Keri Russell e Jessica Alba, i duri cominciano a giocare. I premi pesanti entrano in gioco e i superfavoriti cominciano il loro avanti e indietro dal palco: per la sceneggiatura non originale (il loro film è tratto dal capolavoro di Cormac McCarthy), infatti, sono Joel ed Ethan Coen ad aggiudicarsi la statuetta. Già la seconda per Non è un paese per vecchi. Piccolo respiro per i big con il doppio meritato e scontato riconoscimento per il montaggio e il missaggio sonoro, e il montaggio delle immagini (a Christopher Rouse, 48 anni dopo il padre, presente in sale) a "The Bourne Ultimatum". Forrest Whitaker, che interpretando Idi Amin Dada fu il miglior protagonista 2007, ha avuto l'arduo compito di declamare una vincitrice tra cinque interpretazioni magnifiche. E vince la super sfavorita, beffando Julie Christie, Cate Blanchett e la piccola Page: la francese Marion Cotillard, una magnifica e bravissima Edith Piaf in La vie en rose. "Olivier, mio regista, cos'hai fatto- esclama in lacrime- mi hai cambiato la vita. E' vero che in questa città ci sono gli angeli!". E' una delle prime a vincere come miglior protagonista non recitando in inglese, dopo la Sofia Loren ne "La ciociara". Scontato il premio all'Austria per il miglior film straniero (primo Oscar, seconda nomination per il piccolo stato, terra natale di grandi come Billy Wilder e Otto Preminger), che va a "Il falsario". Bello, ma non il migliore. Solo il più commerciale, peccato per lo splendido israeliano "Beaufort". Il petroliere, ancora a secco, in attesa dei premi artistici, si accaparra uno dei "tecnici" più importanti: al film di Anderson, infatti, la miglior fotografia. Che sia l'Oscar delle sorprese (davvero tante), lo dimostra "Taxi to the dark side" di Alex Gibney (già vincitore con "Enron") ed Eva Orner: battuto Sicko di Michael Moore. Avrà esultato Mario Sesti, che scelse questo esempio di grande cinema sociale e politico per la sezione Extra dell'ultima Festa di Roma. Juno non rimane a bocca asciutta e la sceneggiatura originale va a Diablo Cody, ex spogliarellista (come Bardem) e telefonista di linee erotiche, che ha scritto questa commedia sulla maternità indesiderata. Da infarto, in tutti i sensi, il suo vestito leopardato. Si commuove persino questa "cattiva ragazza", salutando il regista Jason Reitman e la protagonista Ellen Page. Bella conferma per lo straripante Daniel Day-Lewis, "Il petroliere" gli vale la seconda statuetta, dopo quella del 1990 per "Il mio piede sinistro". Lui festeggia con un inchino alla "regina" Helen Mirren. Ultime battute, e il miglior film rispetta il pronostico. I fratelli Coen tornano sul palco, con la faccia incredula di chi è stato invitato alla festa sbagliata. Sorridono, dichiarando "grazie a chi continua a farci giocare e divertire con questa nostra casetta di sabbia". Lo fanno da registi, e anche da produttori. I due premi principali sono loro, ed è Scorsese a consegnarli. La festa è finita e i trionfatori, annunciati, sono loro.

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