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Questo articolo è stato pubblicato il 27 marzo 2011 alle ore 08:20.

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La no-fly zone sulla Libia serve a impedire a Gheddafi di sterminare senza pietà una delle due fazioni della guerra civile libica. Ma l'intervento è diventato necessario anche per un altro motivo, meno umanitario. Se Gheddafi fosse lasciato libero di sterminare gli insorti, diventerebbe un pericoloso modello per tutti gli altri despoti della regione, un esempio diverso rispetto a quello dei dimissionari Mubarak e Ben Alì. Le conseguenze geopolitiche e umanitarie sarebbero devastanti.
Le riflessioni più acute sulla guerra umanitaria restano quelle di Sant'Ambrogio e di Sant'Agostino, secondo i quali difendere gli altri è un atto moralmente superiore rispetto alla difesa di se stessi. La guerra umanitaria concilia i principi etici e gli interessi nazionali, definisce la statura politica e morale di un leader di governo. Sono stati, infatti, due discorsi politici ad aver elaborato i principi della guerra etica. Il primo è di Tony Blair, a Chicago nel 1999. Il secondo è di Obama a Oslo, in occasione del Premio Nobel 2009.
Citando Milosevic e Saddam, Blair ha spiegato che il genocidio non può essere considerato una questione interna di uno stato sovrano, che l'ingerenza negli affari interni di un paese è giustificata quando il regime perde legittimità perché massacra il suo stesso popolo e quando l'oppressione produce profughi, esodi di massa e diventa quindi una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale.
A Oslo, Obama ha detto che Gandhi e Martin Luther King sono grandi esempi etici. Ma da soli non bastano, perché il male esiste e va affrontato anche con gli strumenti della guerra. Per prevenire il massacro di civili o per fermare una guerra intestina, le cui violenze e sofferenze potrebbero inghiottire un'intera regione, ha spiegato il Nobel per la Pace, l'uso della forza è giustificato.© RIPRODUZIONE RISERVATAI libri per capire la forza e il suo impiego
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the violence of peace
Stephen L. Carter
Beast Books
pagg. 272 | $ 24,99 Ecco come l'uomo che molti consideravano il paladino della pace nelle ultime elezioni americane – Barack Obama – si è trasformato in un uomo di guerra secondo Stephen Carter, saggista e docente di diritto all'Università di Yale. /02
voci dall'inferno
Samantha Power
Baldini, Castoldi, Dalai Editore
pagg. 834 | € 22,60 Il saggio, vincitore nel 2003 del premio Pulitzer, documenta con drammatica puntualità le responsabilità, attraverso il silenzio, degli Stati Uniti nei genocidi della seconda metà del Novecento, dalla Cambogia all'Iraq, dal Rwanda ai Balcani. /03
idealisti e potere
Paul Berman
Baldini, Castoldi, Dalai Editore
pagg. 329 | € 18,50 Secondo il saggista statunitense gli ideali del '68 diedero vita a un tipo di pensiero liberale e antitotalitario, da cui emersero alcuni esponenti della sinistra europea che in anni recenti hanno sostenuto posizioni come l'intervento Nato nei Balcani. /04
un giaciglio per la notte.
il paradosso umanitario
David Rieff
Carocci
pagg. 318 | € 13,80 Il saggio riflette su come molte organizzazioni umanitarie impegnate in luoghi spesso teatri di guerra hanno perso la loro neutralità politica, finendo spesso per sostenere gli interventi armati contro le guerre civili e la pulizia etnica. /05
un terribile amore
per la guerra
James Hillman
Adelphi
pagg. 296 | € 17,00 Lo psicanalista americano indaga le ragioni delle guerre partendo dall'aggressività e dalla distruttività umane, ma soprattutto ricordando alcuni archetipi della nostra cultura, legati alla rappresentazione e alla giustificazione della guerra.

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