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Questo articolo è stato pubblicato il 01 maggio 2011 alle ore 19:03.

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Più Mehta che Ozpetek per l'Aida al Maggio MusicalePiù Mehta che Ozpetek per l'Aida al Maggio Musicale

Tutto nel segno della tradizione l'atteso debutto di Ferzan Ozpetek alla regia lirica. L'«Aida» che lo scorso 28 aprile ha inaugurato la settantaquattresima edizione del Maggio Musicale Fiorentino , applauditissima da un pubblico che, forse per la prima volta, era interamente pagante (sindaco compreso), ha regalato un allestimento monumentale a firma del premio Oscar Dante Ferretti e una regia prevalentemente statica, che solo in alcuni guizzi tradisce la sigla registica. Insomma, questa è essenzialmente l'«Aida» lirica e lunare di Zubin Mehta. E forse è giusto così, anche se le ultime inaugurazioni del Maggio ci avevano viziato con spettacoli globali mirabolanti, dalla sventurata «Donna senz'ombra» dello scorso anno, vista da pochi privilegiati causa sciopero che cancellò quasi tutte le repliche, alla giornata conclusiva dell'epocale «Ring» wagneriano firmato Fura dels Bauhs.

Un titolo del grande repertorio non è scelta usuale per inaugurare il Maggio, festival votato fin dalla nascita ad esplorare territori inediti del teatro musicale, ma «Aida» era stata individuata da Mehta per inaugurare il nuovo teatro. Le note vicende giudiziarie hanno bloccato i lavori, così il teatro inaugurerà il 21 dicembre con un grande concerto (Mehta sul podio, una prima mondiale di Bussotti e la Nona di Beethoven), mentre per la lirica e per il nuovo palcoscenico iper-tecnologico si dovrà aspettare novembre 2012. Intanto si sta un po' stretti nella vecchia struttura. I grandi elementi scenici isolati da Dante Ferretti risultano un po' sacrificati, ma lo spettacolo ha nel complesso un profumo poetico da vecchia figurina Liebig che funziona (anche grazie alle abili luci di Maurizio Calvesi).

Mehta non si stanca di ripeterlo: «Aida è un'opera da camera». Così le pagine guerriere stavolta lo sono un po' meno, in virtù di tempi leggermente allargati, mentre la zampata registica di Ozpetek introduce a sorpresa l'elemento del sangue, certamente presente in maniera massiccia nelle antiche civiltà, ma edulcorato dal filtro romantico. Ecco un sacrificio con cui le candide vestali si lordano le mani, ecco, soprattutto, la scena del trionfo, introdotta da una bimba lacera e sanguinante, che danza il proprio terrore fino a crollare a terra esausta. Non troppo lontano da ciò che si doveva vedere in occasioni simili. E la coreografia di Francesco Ventriglia introduce uno dei balletti più efficaci ed elettrici visti. Ma sono le uniche scosse, per il resto, tutto procede pacato.

La compagnia di canto è probabilmente quanto di meglio offre l'attuale momento. Su tutti svetta l'Aida fremente di Hui He, soprano cinese specialista del ruolo, già diretta in un'Aida viennese da Mehta. Marco Berti è un Radamès squillante, che riesce pure a filare gli acuti (Verdi in questo caso non ha voluto troppo bene ai tenori), graziato dai bei costumi di Alessandro Lai dall'inaugurare l'opera in minigonna, attaccando «Se quel guerrier io fossi». Ambrogio Maestri, Amonasro, inonda la sala con la sua voce roboante, a cui risponde da pari il Ramfis di Giacomo Prestia. Luciana D'Intino è l'interprete raffinata che conosciamo: se il duetto con Aida è uno dei momenti più toccanti della serata, i mezzi vocali non sono propriamente quelli di un mezzo-soprano verdiano e la tenuta drammatica ne risente nei passi più ostici.

Successo caloroso per una serata che era iniziata all'insegna della contestazione. I problemi in cui si dibattono le fondazioni lirico sinfoniche sono noti. I ritardi sugli stipendi meno. Uno sciopero indetto dalla CGIL, maggioritaria fra i tecnici, ha ritardato di un'ora l'inaugurazione. Così il multiforme sindaco Matteo Renzi si è improvvisato conduttore, salendo sul palco per prodursi in un'altra tappa della sua personale battaglia contro il sindacato della Camusso. Mentre la sovrintendente Francesca Colombo, versione femme-fatale, fasciata in nero da un abito da gran sera firmato Ferragamo, tormentava il povero Ozpetek, sui carboni ardenti per la recita, con domande in inglese (giusto per sottolineare il tono internazionale della serata), a cui il regista si arrendeva. Ingenerosi i fischi al ministro Galan, presente in sala dopo la latitanza del suo predecessore. Il 12, ultima replica, arriva pure Napolitano.

Aida, di Giuseppe Verdi. Libretto di Antonio Ghislanzoni

Orchestra e coro del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Zubin Mehta
Regia di Ferzan Ozpetek, scene Dante Ferretti, costumi, Alessandro Lai

Firenze, Teatro Comunale, fino al 12 maggio
www.maggiofiorentino.com

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