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Questo articolo è stato pubblicato il 08 maggio 2011 alle ore 08:21.

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Re e regine, ma anche artigiani e contadini, sono i protagonisti di una leggenda che tocca i luoghi più santi del mondo e attraversa i secoli, sulle tracce del Sacro Legno che diede il titolo alla chiesa francescana. In una sequenza che va da destra a sinistra e dall'alto in basso, vediamo l'Albero della Vita trapiantato nel cadavere di Adamo, la regina di Saba che ne riconosce il legno nella trave di un ponte, Salomone che la fa sotterrare per preservarla, il suo ritrovamento nella "Probatica Piscina" che guariva gli ammalati, la costruzione della Croce di Gesù, e poi la ricerca della Croce da parte della regina Elena, madre di Costantino. Elena ritrova tutte e tre le croci del Golgota, e riconosce quella di Cristo dalle capacità miracolose. Sulla parete opposta Elena riporta la croce in Gerusalemme. In seguito il re persiano Cosroe II invade la città e trafuga, tra le reliquie, anche la Vera Croce. Sfidato da Eraclio, l'imperatore bizantino che ha sognato la croce col motto «In hoc signo vinces», è da lui vinto a duello sul ponte Milvio. Eraclio riporta la Vera Croce a Gerusalemme, ma per potervi entrare deve spogliarsi delle insegne regali.
La narrazione è considerata un modello per il ciclo di Piero della Francesca ad Arezzo, dove però chi sogna è Costantino, non Eraclio. Qui in Santa Croce, Agnolo Gaddi, interprete dell'arte gotica cordiale e raffinata del Trecento avanzato, alterna alle figure degli episodi principali – come le due regine, di Saba ed Elena, belle ed elegantissime secondo la moda del tempo – animate scene di vita quotidiana. Un ospedale affollato di malati, una falegnameria in piena attività, un cortile con cani e oche, una comunità di monaci affaccendati in campagna, soldati esotici ingaggiati in una battaglia cruenta. Vividi ritratti, del pittore, degli Alberti (patroni della cappella), di assistenti e forse di amici s'intromettono nelle scene e nei particolari decorativi.
Lo splendido sistema informatico integrato Modus Operandi consente la gestione e l'archiviazione di una mole sterminata di immagini e dati. Ma ora servirebbe un libro, un tradizionale libro cartaceo che porti nelle biblioteche pubbliche e domestiche il racconto della grande impresa, dal Gaddi a noi. Chissà che non si proponga per questo un altro mecenate, pronto a entrare, attraverso quest'impresa nella dimensione della storia.
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per la visita
Santa Croce è una basilica francescana aperta al culto e visitata ogni anno da centinaia di migliaia di persone. In passato, alla conservazione e al restauro del suo patrimonio contribuivano la comunità cittadina, le grandi famiglie fiorentine e singoli privati, con lasciti e donazioni. Oggi, la generosità dei privati resta ancora fondamentale ma non sufficiente a coprire le spese per la conservazione di un complesso di questa vastità. Il biglietto di ingresso è quindi un contributo che fa del turista il nuovo mecenate (biglietti da 3, 5, 8 euro coi quali si può accedere a tutto il complesso monumentale: basilica, chiostri, museo e
Cappella Pazzi). Santa Croce è aperta ai turisti da lunedì a sabato, ore 9.30-17.00, domenica e festività, ore 13.00-17.00. Dal 12 maggio, e solo su prenotazione, il pubblico potrà anche accedere al cantiere della Cappella Maggiore e ammirare da vicino le pitture di Agnolo Gaddi, raffiguranti le storie della «Vera Croce». La visita a gruppi
di 15 persone all'ora (tre gruppi al mattino e
tre al pomeriggio) dal lunedì al venerdì. Il costo del biglietto è di 13 euro.
Per prenotare: telefonare 055.2466105, oppure scrivere a booking@santacroceopera.it.

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