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Questo articolo è stato pubblicato il 08 ottobre 2011 alle ore 18:56.

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«È possibile inventare un'unica macchina che può essere usata per computare qualsiasi sequenza computabile» (Turing, 1936).
Alan Turing non solo ha intuito che questa impresa era possibile: ha anche esattamente mostrato come realizzare questa macchina. Con la sua dimostrazione nasceva l'era dei computer. È importante ricordare che esistevano entità chiamate computer anche prima che a Turing venisse questa idea, ma erano persone, impiegati con sufficiente attitudine matematica, pazienza e passione per il proprio lavoro da generare risultati affidabili in ore e ore quotidiane di computazione. Molti di loro erano donne. Migliaia erano impiegati nell'ingegneria e nel commercio, nelle forze armate e altrove, impegnati a calcolare tavole per la navigazione, per l'artiglieria e altre imprese tecniche del genere.

Un buon modo per comprendere la rivoluzionaria idea di Turing sulla computazione è quello di accostarla a quella di Darwin sull'evoluzione. Il mondo pre-darwiniano era unito non dalla scienza ma dalla tradizione: tutte le cose dell'universo, dalla più elevata (l'uomo) alla più umile (la formica, il sassolino, la goccia di pioggia) erano creazioni di qualcosa di ancora più elevato, Dio, un onnipotente e onnisciente creatore intelligente, che assomigliava in modo impressionante alla seconda cosa più elevata. Chiamiamo questa la teoria «a cascata dall'alto» (trickle-down) dell'evoluzione. Darwin l'ha rimpiazzata con una teoria «a ebollizione dal basso» (bubble-up) della creazione. Una delle critiche del diciannovesimo secolo a Darwin lo chiarisce vividamente: «Nella teoria con cui abbiamo a che fare, l'artefice è l'Ignoranza Assoluta; così che il principio fondamentale dell'intero sistema potrebbe essere: per fare una perfetta e bellissima macchina, non è necessario sapere come farla.
Il Signor Darwin, grazie a una strana inversione del ragionamento, sembra ritenere la Assoluta Ignoranza pienamente qualificata a prendere il posto della Assoluta Sapienza in tutte le realizzazioni della potenza creativa» (MacKenzie, 1868).

Si trattava in effetti, di una strana inversione di ragionamento. L'idea di Turing comporta una simile – in effetti, incredibilmente simile – strana inversione di ragionamento. Il mondo prima di Turing era un mondo in cui i computer erano persone, persone che dovevano comprendere la matematica per fare il proprio lavoro. Turing comprese che questo era semplicemente non necessario: si potevano prendere i loro compiti e spremere via fino all'ultima minuscola briciola di comprensione, lasciando nient'altro che mere azioni meccaniche. Per essere una perfetta e bellissima macchina da calcolo non è necessario conoscere l'aritmetica.

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