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Questo articolo è stato pubblicato il 06 novembre 2011 alle ore 08:14.
La bohème è di destra o di sinistra? In realtà, l'internazionale bohémienne della Parigi anni Trenta – un sottobosco poligrafico di immigrati italiani, russi, ebrei tedeschi, spagnoli, ungheresi – condivideva passioni più che idee e pulsioni più che progetti. Non tutti potevano essere, né erano, Carlo Rosselli o Walter Benjamin. I precari della penna di cui Alex Alexis faceva parte somigliavano piuttosto a Ferdinand Bardamu, l'eroe autobiografico di Céline: vivevano meno di valori politici che di espedienti quotidiani, meno di speranza nel riscatto che di vertigine della negazione. Viaggio al termine della notte li rappresentava pienamente, ma in un senso che nulla aveva di fascista. Tanto è vero che l'arbitra del gusto nell'Italia mussoliniana, Margherita Sarfatti, non aveva atteso la traduzione del Corbaccio per denunciare nel primo libro di Céline la nichilistica quintessenza del non-fascismo.
Insomma, chi segua il filo di Alex Alexis e del Céline uno e indivisibile degli anni Trenta si ritrova in un mondo ni droite ni gauche assai più complicato di quanto non si vorrebbe oggi vederlo alla luce del politicamente corretto. È il mondo stesso delle edizioni Corbaccio, dove un imprenditore coraggioso come Enrico Dall'Oglio e un editor sensibile come Gian Dàuli pubblicavano Arthur Schnitzler, Thoman Mann, Jakob Wassermann, Stefan Zweig, Alfred Döblin, Italo Svevo, insieme con il Lion Feuchtwanger di Süss l'ebreo e con il Céline del Viaggio e poi delle bagatelle per un massacro. Fino al paradosso editoriale e politico della primavera 1938, quando proprio il Corbaccio entrò nel mirino della «bonifica libraria» di regime per una sovrabbondanza in catalogo di autori di «razza ebraica», ma il medesimo Corbaccio pubblicò il pamphlet abominevolmente antisemita di Céline tradotto da Alex Alexis.
Traduttor non porta pena: sette anni dopo – nell'Europa del 1945 liberata dal nazifascismo – Luigi Alessio sarebbe riuscito ancora a vivacchiare dentro la bohème letteraria di Milano, stampando sotto pseudonimo libri da bancarella sul Mussolini di piazzale Loreto e sulle gambe di Claretta Petacci; mentre l'autore delle Bagatelles avrebbe dovuto percorrere fin dentro il marcio di Danimarca un terribile cammino di espiazione senza redenzione.
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Riccardo De Benedetti, Céline e il caso delle «Bagatelle», postfazione di GiancarloPontiggia, Edizioni Medusa, San Giorgio a Cremano, Napoli,
pagg. 168, € 14,00







