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Questo articolo è stato pubblicato il 19 marzo 2012 alle ore 11:18.

Da qualche tempo però la sua sfida ha cambiato bersaglio e dal corpo è passata alla psiche. Eppure la gara con se stessa ora si è fatta anche più crudele: «Il pubblico è in cerca di cose sempre più estreme, spettacolari – spiega –. Non sa però che controllare la mente è infinitamente più difficile che controllare il corpo. Per questo la mia ultima performance, The Artist is Present, del 2010, a New York, è stata di gran lunga la più pesante di tutta la mia vita».

Non a caso dopo quella prova estenuante, in cui ogni giorno sedeva nell'atrio del MoMA per l'intero orario di apertura della sua mostra, sostenendo in silenzio lo sguardo di chiunque si volesse sedere di fronte a lei, si è fermata a lungo. Per ripresentarsi al pubblico ha scelto Milano (dove nel 1974 tenne una delle prime azioni fuori dalla Jugoslavia, alla galleria Diagramma) e ha creato una serie di nuovi lavori che si riallacciano a una ricerca degli anni Novanta, in cui entrano in gioco i cristalli: «Nella mia camminata sulla Grande Muraglia (la performance The Lovers, 1988, ndr) capii che camminare su terreni diversi induceva nella mia mente stati diversi. E poiché in Cina il pubblico non era presente, per condividere queste emozioni presi a creare questi "oggetti transitori": sedie e tavoli poggianti su cristalli. Poi abbandonai per anni questo linguaggio. È stato dopo The Artist is Present che ho capito di nuovo l'enorme importanza dell'energia dei minerali e ho ripreso a rifletterci. Questi lavori collegano il passato, il presente e il futuro della mia ricerca». La prossima sfida? L'Abramovic´ Center per le arti performative: «Sarà la mia eredità. Rem Koolhaas ha già firmato il masterplan della ristrutturazione dell'edificio, a New York. Riguarderà tutte le arti performative (performance, danza, musica, opera...): purché di lunga o lunghissima durata».

Le mostre
Per la mostra che si apre il 21 marzo al Pac Marina Abramovic´ ha scelto il titolo «The Abramovic´ Method» perché in essa ha messo in atto una riflessione teorica sul suo lavoro recente, sempre più fondato sulla relazione con il pubblico. Ed è proprio un'installazione sull'ultima sua performance, l'estenuante «The Artist is Present», ad aprire questa mostra curata da Diego Sileo ed Eugenio Viola (catalogo 24 Ore Cultura), subito seguita però dai nuovi lavori con i minerali, scaturiti dalla sua ricerca di un'espansione energetica della percezione raggiunta attraverso saperi primordiali, sciamanici, in cui il corpo entra in relazione con le energie della Terra. Insieme sono esposte opere precedenti, anticipatrici, in qualche modo, di questa sua speciale forma di indagine. Intanto da Lia Rumma, da martedì 20 marzo va in scena un'altra sua personale, che offre un'ulteriore, suggestiva chiave di lettura del suo "metodo".
Marina Abramovic´. «The Abramovic´ Method», Milano, Pac dal 21 marzo al 10 giugno.

Marina Abramovic´. «With Eyes Closed I See Happiness», Milano, galleria Lia Rumma, dal 20 marzo al 5 maggio

www.theabramovicmethod.it

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