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Questo articolo è stato pubblicato il 24 dicembre 2012 alle ore 10:30.

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Nella foto una scena di "Hugo Cabret" di Martin ScorseseNella foto una scena di "Hugo Cabret" di Martin Scorsese

C’era una volta in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan – Una notte, nelle steppe dell’Anatolia, un assassino conduce le autorità di polizia sul luogo dove ha nascosto la vittima. Unico contrattempo: non ricorda il percorso per ritrovare il cadavere. Vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes 2011, «C’era una volta in Anatolia» è un dramma (ai limiti del) metafisico, che rimanda al cinema di Michelangelo Antonioni. Nuri Bilge Ceylan sa usare la luce come pochi e non ha paura di scavare nelle ferite più profonde del suo paese d’origine, la Turchia.

Skyfall di Sam Mendes – Salutato da molta critica internazionale come il miglior Bond-movie di sempre, «Skyfall» segna una tappa nel cinema d’azione moderno grazie alla regia di Sam Mendes, senza cedimenti nonostante i 150 minuti di durata, e a una sceneggiatura ricca di colpi di scena e suggestioni. Il titolo, non a caso, fa riferimento alla villa in Scozia dove il protagonista è cresciuto da bambino. Daniel Craig è finalmente a suo agio nei panni di 007, ma è superato da uno straordinario Javier Bardem, interprete del villain di turno.

Amour di Michael Haneke – Palma d’Oro all’ultimo Festival di Cannes, «Amour» ruota intorno a una coppia di ottantenni messi a dura prova da una grave malattia che colpisce la donna. Michael Haneke gira con raggelante perfezione un dramma da camera lucido e spietato nel suo andamento narrativo. Jean-Louis Trintignant da pelle d’oca ed Emmanuelle Riva da annali della storia del cinema. La sua è la miglior interpretazione del 2012.

Shame di Steve McQueen – Brandon è un trentenne newyorkese, brillante nel lavoro ma succube di una vera e propria dipendenza sessuale, che gli impedisce di vivere una normale relazione sentimentale. «Shame» è soltanto l’opera seconda, dopo «Hunger» del 2008, del folgorante Steve McQueen (omonimo del grande attore) ma il suo tocco registico è già ampiamente riconoscibile: dai lunghi piani sequenza alla rappresentazione claustrofobica degli ambienti. Michael Fassbender, nel ruolo di Brandon, ha ottenuto la Coppa Volpi come miglior attore alla Mostra di Venezia, ma altrettanto brava è Carey Mulligan nei panni della sorellina Sissy.

A Simple Life di Ann Hui – In seguito a un infarto l’anziana domestica Ah Tao è costretta ad andare a vivere in una casa di riposo. Roger, il suo ultimo padrone, è al suo fianco per aiutarla ad affrontare la nuova realtà. Toni nostalgici accompagnano la visione di «A Simple Life» della hongkonghese Ann Hui, una pellicola che pur raccontando il lento spegnersi di una vita non ricorre mai a banali scorciatoie o a strategie retoriche e ricattatore. La regia è delicata e il cast in stato di grazia. Tra le opere più umane e commoventi viste sul grande schermo negli ultimi anni.

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