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Questo articolo è stato pubblicato il 01 ottobre 2013 alle ore 08:41.

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Anche il bagarinaggio ha il suo salotto buono. È a Fuorigrotta, a poche decine di metri dai distinti dello Stadio San Paolo, già teatro delle gesta di Maradona e Cavani. È qui che ha il proprio quartier generale l'Enrico Cuccia della "bigliettazione alternativa", il più antico e influente bagarino d'Italia, con una rete di relazioni che spazia da Roma a Torino, da Sanremo all'autodromo di Monza, così da abbracciare ai massimi livelli sport e spettacoli vari. Dal 1982, dove c'è un evento potenzialmente redditizio lui va, che si tratti di mondiali, Europei di calcio, finali di Champions e concerti dal sold out assicurato.

Non vi diremo il suo vero nome, tantomeno il soprannome che sulla piazza di Napoli risulta assai più rappresentativo: per comodità nostra e sicurezza sua, dato che è anche dipendente di un ente pubblico, lo chiameremo Mr. Bagarino. Incontrarlo è un privilegio perché, come è tipico dei salotti buoni, fa di tutto per evitare pubblicità. Grazie all'intercessione di qualche amico, ci dà appuntamento in un celebre bar di Fuorigrotta dove, se chiedi di lui in sua assenza, nessuno lo conosce, ma appena arriva è tutto un tripudio di strette di mano, ragazzi che gli chiedono opinioni sulla campagna acquisti del Napoli, vecchi amici che fanno a gara per offrirgli un caffè. Ha poco meno di sessant'anni e da queste parti è leggenda. «Il rispetto – spiega – te lo guadagni con la serietà che, per noi bagarini della vecchia guardia, è sempre stata una bandiera. Tutto il contrario della nuova leva di guaglioni che vendono biglietti falsi oppure lo stesso biglietto comprato su internet a dieci persone diverse, così va a finire che il primo cliente entra e gli altri si trovano truffati. Una fetenzia». Mr. Bagarino ha una sua personale etica professionale, che tuttavia è chiamata a fare i conti con un mercato in forte mutamento. «Il bagarinaggio – ci racconta – sta entrando in crisi. Colpa delle infamità della nuova leva, certo, ma pure dei biglietti nominali per le partite di calcio.

A Torino e Milano almeno è prevista la formula del "cambio nome" sul biglietto, a Roma e Napoli no e questo complica parecchio le cose. Qui siamo costretti a vendere ticket con sopra il nome di amici e parenti, spiegando bene a chi li compra che, in caso di controlli, so' cazzi». Come se non bastasse, ci si mette pure la crisi dei consumi: «Nel caso dei concerti pochi eventi ormai vanno sold out. Se vuoi fare questo mestiere, devi tenere fiuto: i Muse funzionano, Springsteen sì se va in uno stadio, già meno se deve suonare in spazi piccoli con prezzi di prevendita esagerati. Gli One Direction sono un rischio: le guagliuncelle sopra internet sono più veloci di noi a trovare i biglietti. Insomma: uno deve seguire». Ma qual è la fonte di approvvigionamento ticket per un bagarino? «Dipende», risponde il nostro uomo. «Per le partite di calcio il principale canale sono rivendite ufficiali "di fiducia" che ci riservano un tot di biglietti a partita a seconda dell'importanza dell'incontro e delle probabilità di sold out. Un altro canale sono i biglietti omaggio e gli accrediti riservati a enti pubblici e sponsor. Ti fai un amico là dentro e il gioco è fatto. Nel caso delle partite di Champions, in particolare coi tifosi che vengono dall'estero, c'è una terza formula: ti fai dare un documento e gli vai a fare il biglietto da un rivenditore ufficiale di fiducia».

Coi concerti è tutt'altra musica: «Sembrerà strano – spiega il nostro uomo – ma ci sta una connivenza diffusa tra organizzatori e bagarini: i primi, quando un evento non sta andando bene in prevendita, ci chiamano e ci danno biglietti da "smaltire". Si creano rapporti di fiducia: ci sono organizzatori che si fanno pagare da me a spettacolo finito sulla base del venduto, come se fossi un rivenditore ufficiale. Pure nel caso dei concerti – prosegue Mr. Bagarino – c'è il canale dei biglietti omaggio agli enti pubblici». Esiste poi una specialità tutta napoletana, praticata solo dai bagarini più scafati: il "compra e vendi". «Si va alle porte di un evento – spiega il nostro uomo – con qualche giorno d'anticipo, si va a caccia di potenziali possessori di biglietti interessati a venderli: gazebo degli sponsor nel caso della Formula 1 ma anche privati cittadini. Chiunque può essere possessore di biglietto interessato a vendere, chiunque può essere potenziale acquirente. La bravura è comprare basso e vendere alto». Cosa determina i prezzi al cliente finale? Mr. Bagarino risponde da salotto buono: «Non è diverso da Wall Street o dal mercato della frutta: è la domanda che fa il prezzo.

Il ricarico sulla vendita può andare dal 10 al 300 per cento. Dipende dalla disponibilità di biglietti e dal numero di potenziali acquirenti. Per la partita Brasile-Svezia giocata al Delle Alpi di Torino per Italia '90 ricordo che in una busta della spazzatura mi sono portato a casa 13 milioni di vecchie lire in contanti lavorando una mattinata. Con una finale di Sanremo – continua il nostro uomo – ho guadagnato 32mila euro». Proprio il Festival della canzone italiana è uno degli eventi più redditizi per la categoria: «Ci vado dall'86, quando vinse Eros Ramazzotti. Arrivo con qualche settimana d'anticipo: mi conoscono tutti, pago in contanti e compro almeno 30 abbonamenti in platea da 1.290 euro. Da listino, il prezzo è di 180 euro per ciascuna delle prime quattro serate e 660 euro per la finale. Spacchetto i biglietti e li vendo la sera davanti all'Ariston con un ricarico che è almeno del 100 per cento».

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