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Questo articolo è stato pubblicato il 07 marzo 2014 alle ore 15:54.
L'ultima modifica è del 08 marzo 2014 alle ore 15:33.

E mentre l'autore torna con la mente all'incubo nel quale era precipitata la sua terra, incontra a più riprese Kaing Guek Eav, più noto con il nome di battaglia Duch, il boia di Tuol Sleng. Giovane e brillante studente, poi divenuto professore di matematica che un bel giorno decise di unirsi alla guerriglia e di dedicarsi alla sua vera vocazione: la tortura e l'eliminazione perseguiti con la metodica precisione di un impiegato modello.
Panh si rifiuta di dipingerlo come un mostro o, all' estremo opposto, come un criminale affascinante. Sarebbe troppo facile e non consentirebbe a nessuno di capire. Nella pagine di un libro che trasuda dolore, ce lo mostra invece come un "uomo pensante", un uomo che ha scelto di essere "disumano" per diventare uno dei responsabili dello sterminio dei cambogiani. Uno che dichiara candidamente di non sognare mai le sue vittime, le urla, il sangue, la disperazione delle persone che faceva torturare tutti i giorni, di non sapere che cosa siano gli incubi.
E allora ecco Duch che si esprime con voce bassa e suadente, Duch che fa squillare la sua risata, Duch che parla, parla, non tace mai e mischia sempre un pizzico di verità ad un mare di menzogne. Rapportandosi al carceriere dell'S21 senza odio e senza condiscendenza, Panh firma un documento straordinario. Un disperato tentativo di comprendere, di scavare nella mente di uno dei criminali che parteciparono al genocidio di un'intera popolazione.
E, alla fine, nonostante i ripetuti, quasi ossessivi tentativi dell'aguzzino di giustificarsi, dalle sue parole continua a filtrare la luce sinistra emanata dall'Angkar. I metodi di tortura, l'aberrante ideologia, la brutalità, soprattutto gli inquietanti slogan dei Khmer rossi. Fino a quando, lo stesso Duch per un attimo cala la maschera e ammette: «I Khmer rossi sono l'eliminazione. L'uomo non ha alcun diritto».
Il risultato è un libro importante, un viaggio nel dolore e nella disperazione alla ricerca di una nuova speranza, di una serenità che nasce dalla capacità di fare i conti con il passato e dalla ricerca ostinata di una qualche forma di giustizia. L'opera di Panh parte dal ricordo del buco nero nel quale era sprofondata la Cambogia per trasformarsi, via via, in un racconto universale che mette a confronto il volto diabolico dei carnefici contrapposto a quello, troppo spesso indefinito e sfocato, delle vittime. Una storia che si ripete dai nazisti ai Khmer rossi e che mai dovrebbe essere lasciata all'oblio. Come ci dice Rithy Panh :« Ho raccontato il mondo di prima: l'ho fatto perché la sua parte peggiore non torni più. Perché rimanga nella nostra memoria e nei libri, nella carne dei sopravvissuti, nelle lapidi con i nomi degli scomparsi: e perché vi resti».
Rithy Panh
"L'eliminazione"
196 pagine, Feltrinelli
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