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Questo articolo è stato pubblicato il 17 marzo 2014 alle ore 13:02.

Soprattutto il primo e il terzo vanno annoverati tra i testi cruciali dell'intera opera di Magrelli. Nato da uno spettacolo teatrale, La lezione del fiume è un poemetto di sorprendente complessità ritmica, in cui l'uso insistito dell'enjambement sembra rimandare al fluire incerto, ora lento ora più veloce, delle acque: sino al delta o all'estuario. Memorie private vi si intrecciano con un dialogo a distanza con scrittori e artisti – Carlo Betocchi, Leon Bloy, Pier Paolo Pasolini, Mircea Eliade, Ettore Petrolini, l'enigmistico Sinfosio, Gian Lorenzo Bernini –, attraversando tutte le forme possibili di esperienza "fluviale": un simil-Mekong italiano e Piazza Navona con la sua celeberrima fontana, l'autolavaggio e il gran Canyon, i ponti cittadini e la fonte Castalia che rende poeta colui che beve alla sorgente, la Neva ghiacciata e il rompersi di un tubo che porta alla luce il "sistema sanguigno" della casa. Esperienze così disparate da abbracciare l'intera vita, sino allo scatto finale, che rivela la vera essenza della "lezione" che il fiume può impartirci: «Il mio fiume è agli sgoccioli. (...) / Ecco, noi tutti siamo un sistema fluviale / che cessa quando cella la sua fonte, / e nasce dal disgelo delle vette, dove è il regno del cuore». Verso il grande mare nero dell'indifferenza e della indistinzione.

La lettura è crudele mette invece in scena un uomo e la sua amata, immersa nelle pagine di un libro che – inevitabilmente, dolorosamente – non può che escludere l'osservatore esterno. E se, a una prima ipotesi, il poemetto sembra una variazione su un antico tema figurativo che negli ultimi anni ha goduto di uno straordinario successo (quello, appunto, della liseuse), procedendo nei vari sonetti che lo compongono esso si rivela piuttosto una meditazione sull'impossibilità della fusione romantica. Vicina e tuttavia irraggiungibile, l'innamorata che legge offre infatti l'emblema perfetto della insondabilità del mondo psichico di colei con cui, più di ogni altro, si vorrebbe abbattere ogni barriera (e non è un caso che il testo si apra con una citazione in cui Agostino contrappone di fatto la lettura silenziosa, che separa, alla lettura a voce alta, che unisce).

Inutile illudersi: il ponte levatoio non sarà abbassato, il vetro infrangibile mandato in frantumi. Segno che, se comunanza e comunità non sono esattamente la stessa cosa, per Magrelli esse sperimentano però lo stesso scacco. «In una lontananza irraggiungibile»: la quale è anche il segno di una fedeltà a un percorso poetico trentennale che tocca qui uno dei suoi punti più alti.

Valerio Magrelli, Sangue amaro, Einaudi, Torino, pagg. 160, € 13,00

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