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Questo articolo è stato pubblicato il 24 marzo 2014 alle ore 06:44.
L'ultima modifica è del 24 marzo 2014 alle ore 06:44.
La pista che suggerisce il professor Guiso è suggestiva, consente un passo avanti rispetto alla mozione Marinetti e fa osservare la carta d'identità dei ministri con una logica diversa. Con la logica di una classe politica che non condivide solo l'essere quelli del «Noi siamo i giovani / i giovani più giovani / siamo l'esercito / l'esercito del surf», ma che vede un suo punto di forza nell'essere una sorta di "Governo WhatsApp", e nell'essere cioè una squadra che vede nella propria anagrafe la carta giusta per inviare messaggi con mezzi di comunicazione non convenzionali.
Marshall McLuhan diceva che il medium è il messaggio e in effetti nel Governo Renzi l'età è il messaggio in un senso preciso. Non nel senso della nostra «straordinaria inesperienza» (deliziosa frase che Marianna Madia regalò ai cronisti ai tempi della campagna elettorale di Veltroni) messa a disposizione del Paese. Ma nel senso che la generazione arrivata al Governo, per l'Italia, è una generazione particolare che per la prima volta arriva in Aula Magna senza essere costretta a imitare le vecchie occupazioni del passato. Che se pensa a Berlino non pensa al Muro, e pensa più ai locali del Mitte e alla stralunata voce mondiale di Fabio Caressa che al violoncello di Rostropovich di fronte al Checkpoint Charlie. Che se sente nominare la parola "Piccì" pensa più al personal computer che al Partito comunista. Che se sente nominare la parola "Dc" pensa più ai libri di storia che alle pagine dei giornali. Che se pensa a Milano pensa più a una sfilata di moda che a una sfilata in procura. Che se pensa a Palermo pensa più al presidente Maurizio Zamparini che al presidente Salvo Lima. Che se pensa alla Prima Repubblica pensa più alla Repubblica di Eugenio Scalfari che alla Repubblica di Oscar Luigi Scalfaro. Una generazione insomma cresciuta più con Bim Bum Bam che con Un giorno in pretura. Una generazione, per capirci, che in Berlusconi non vede solo l'incarnazione del male assoluto, ma vede anche l'inventore di una tv che ha offerto all'adolescenza di molti ministri un'alternativa valida ai soporiferi caroselli di mamma Rai. Una generazione che, infine, i politologi con molte pipe in bocca non faticherebbero a definire – che Dio ci perdoni il termine – post-ideologica: maturata cioè all'interno di «esperienze aggregative» diverse dalle sezioni e dai circoli di partito, e che non si trova in sintonia solo con l'età media della Leopolda, ma si trova in sintonia anche con l'età media degli elettori italiani (che è 51 anni).
L'obiezione che si potrebbe fare a questo piccolo affresco è scontata e non ci vuole molto a capire che molti dei giovani chiamati al Governo sono arrivati a Palazzo Chigi con molti abiti vintage e molti pantaloni a zampa d'elefante. I percorsi delle Mogherini, dei Martina, degli Orlando e delle Madia sono tutto tranne che post-ideologici e la vera particolarità del Governo Bim Bum Bam è che, al netto dei giubbini alla Fonzie, i rottamatori scelti per rottamare la prima e la seconda Repubblica si sono spesso formati con il calco di molti campioni della Prima e della Seconda repubblica (Piero Fassino, Pier Luigi Bersani, Walter Veltroni, Enrico Letta, Massimo D'Alema). La qualità della Gioventù Renziana, e il rischio di trasformare la leggerezza non in un punto di forza ma di debolezza, è il principale ostacolo che l'Occupatore del liceo di Firenze potrebbe incontrare sulla sua strada per evitare che il preside della Repubblica chiami rapidamente la pula per sgomberare l'aula.
La storia però dice che l'unico modo per non dare forza ai teorici della mozione Marinetti, e non trasformare le aule concesse in una succursale dell'asilo Mariuccia, è mettere la straordinaria inesperienza del Governo al servizio di una missione storica. Berlusconi, con una squadra non giovane ma che per la prima volta era arrivata in Aula Magna senza voler imitare le vecchie occupazioni del passato, ci provò a modo suo nel 1994, ma poi anche per lui arrivò la pula. Renzi oggi lo fa con molti pantaloni a zampa e molte camicie vintage ma non ha scelta. E il successo del Governo Bim Bum Bam passa dalla capacità di ricucire la ferita aperta nel nostro Paese una cinquantina di anni fa. L'unico modo per non farsi rottamare. E l'unico modo per non ritrovarsi una mattina con il preside della Repubblica che come ogni autunno, dopo un paio di settimane di autogestione, si riprende le chiavi della scuola e guarda gli occupanti con quello sguardo lì: «Ah regazzi', il tempo è finito, mo vedi ‘n po' da levatte de mezzo».
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