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Questo articolo è stato pubblicato il 06 giugno 2012 alle ore 06:45.

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SASSUOLO (MODENA)
Il terremoto condiziona da tre angolazioni diverse l'industria nazionale della ceramica, che ieri nel quartiere generale di Sassuolo (Modena), ha fatto il punto sui risultati 2011 e le prospettive attuali. Innanzitutto la prima scossa del 20 maggio scorso ha inferto una ferita da 110 milioni di euro e due vittime nel bilancio del settore, che ha una decina di stabilimenti nella zona rossa emiliana e che in Italia conta 273 aziende, 37mila addetti e un fatturato di 6,66 miliardi (oltre il 75% legato all'export). Più che l'effetto sisma è però il calo di domanda europea (e nazionale, -15%) di inizio 2012 a preoccupare il presidente di Confindustria Ceramica, Franco Manfredini: «Il comparto delle piastrelle, che vale 4,7 miliardi di euro sul totale, ha retto l'anno scorso meglio delle attese, chiudendo con vendite stabili in quantità ma in crescita dell'1,9% in valore, grazie al +4,6% oltreconfine che ha compensato il -5,8% di fatturato Italia. I nostri imprenditori restano fiduciosi, lo testimoniano i 248 milioni di investimenti 2011 (+11%), ma l'Europa, nostro primo mercato di sbocco, sta soffrendo».
In secondo luogo il terremoto ha indotto il no definitivo al progetto del maxideposito di gas a Rivara. Un no che pesa per un'industria ceramica che ha nel costo dell'energia il primo gap competitivo: «Non spetta a noi la valutazione tecnica sulla sicurezza del sito modenese, ma oggi noi paghiamo l'energia – spiega il presidente – il 30% in più dei nostri competitor europei. Depositi e rigassificatori sono un imperativo per il nostro Paese. Dopo aver salutato positivamente la separazione Snam-Eni, ci preoccupa ora che la bozza del decreto Sviluppo preveda stock strategici di gas da mettere all'asta e non più a disposizione dell'industria come previsto nel decreto liberalizzazioni».
Il sisma – ed è la terza chiave di lettura – potrebbe peraltro indurre una ripartenza dell'edilizia legata alla ricostruzione e, dunque, a cascata, anche del comparto ceramico. Manfredini raffredda però le attese: «È sulla riqualificazione edilizia ed energetica degli edifici che deve passare il nostro rilancio così come sulla valorizzazione del "made in", con l'indicazione del paese d'origine. Ed è quello che stiamo cercando di fare con il nostro marchio Ceramics of Italy».
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