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Questo articolo è stato pubblicato il 05 ottobre 2012 alle ore 06:43.

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PALERMO
Ha provato a resistere, in trincea, per quasi quattro anni. Ma alla fine l'assessore alle Attività produttive della Regione siciliana Marco Venturi, imprenditore noto per il suo impegno sul fronte della legalità e della lotta alla mafia, ha dovuto gettare la spugna e ieri ha inviato al presidente Raffaele Lombardo una lettera in cinque cartelle di fuoco di «dimissioni irrevocabili» e dice: «La Sicilia non meritava di avere un presidente come Lombardo il quale con il suo modo di fare e con i provvedimenti che ha adottato sta mettendo ancora di più la regione nelle mani di mafiosi ed affaristi. Cosa nostra sta ottenendo ed otterrà favori a causa delle sue azioni spregiudicate, inaccettabili e arroganti».
Entrato nel governo regionale nel 2009 per dare un contributo al cambiamento di un'isola che aveva ancora fresca la memoria di un presidente dimissionario per fatti di mafia, Venturi si è trovato da subito a fare i conti con le resistenze di vecchie e nuove volpi della politica pronte ad assecondare interessi di varia natura, anche oscuri. Sin dall'agosto del 2011, dal momento della presentazione del disegno di legge di riforma dei Consorzi Asi con l'istituzione dell'Istituto regionale per le attività produttive (l'Irsap), l'ex assessore si è accorto come il vero progetto di Lombardo fosse quello di «garantire gli interessi del sistema affaristico-clientelare e mafioso» dice.
È lo stesso Venturi a raccontare la grande delusione nell'avere scoperto, quasi subito, che con Lombardo le cose non erano affatto cambiate: «Percepivo l'impressione che lo stato delle infezioni dentro i palazzi della regione era immutato e nulla si faceva per estirpare quella burocrazia dai denti ben affilati pronta ad alzare le barricate e mettere in scena le trame contro qualsiasi azione di trasparenza, meritocrazie e innovazione».
Così mentre pubblicamente il governatore si vantava di aver portato avanti un'azione riformatrice contro gli interessi della mafia, secondo Venturi privatamente continuava a tutelare interessi inconfessabili e ciò è avvenuto in particolare con le Asi. La legge approvata a dicembre 2011 è poi divenuta efficace a gennaio e ha consentito l'abolizione di 800 posti di sottogoverno, il risparmio di 4 milioni l'anno e il taglio di stipendi per 150mila euro riconosciuti agli 11 (tante erano le Asi) direttori generali. Era stata avviata una profonda azione di pulizia, costata una sfilza di minacce ad Alfonso Cicero, uno dei funzionari regionali nominati da Venturi al vertice delle Asi Agrigento, di Caltanissetta e Enna.
Tutto vanificato da Lombardo che a fine agosto con un colpo di mano ha commissariato l'Irsap nominando Luciana Giammanco. E poi ha nominato direttore generale dell'assessorato Francesco Nicosia «uno che per 12 anni ha avuto un incarico all'Asi, avendo l'incarico di componente della commissione di collaudo dei lavori infrastrutturali della zona dell'Asi di Agrigento, progettati dalla Sirap, nota per essere stata strumento di Giovanni Brusca e Angelo Siino. Atti compiuti da un presidente dimissionario che con il suo intervento ha bloccato anche le verifiche su altre possibili sporcizie in altre Asi» dice Venturi che ha presentato tre distinti esposti alla magistratura. «Ho provato grande imbarazzo – scrive Venturi – nel vedere lei dimissionario dal 31 luglio per gravi problematiche giudiziarie di mafia, restare barricato alla presidenza della regione dettando con insopportabile prepotenza ordini di ogni tipo a chiunque, finanche ai suoi collaboratori costretti a scrivere ad arte verbali delle sedute di giunta convocate senza ordine del giorno trattando le istituzioni in modo barbaro».
Lombardo risponde: «Non posso che querelare Venturi per le calunnie e le falsità. Mi spiace che l'ex assessore e i suoi amici siano usciti fuori dai gangheri quando abbiamo impedito l'ennesima nomina, dopo le tante da lui fatte, di un suo uomo di fiducia, privo dei titoli indispensabili, a commissario dell'Irsap. Il governo che ho presieduto ha seguito l'unica strada dell'interesse superiore del popolo siciliano».
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