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Questo articolo è stato pubblicato il 10 dicembre 2012 alle ore 10:05.

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Libero scambio con l'Unione europea e, quindi, con l'Italia. Si parlerà di questo oggi al Parlamento europeo, che deve ratificare un accordo di libero scambio tra Ue da una parte e Perù e Colombia dall'altra.
L'accordo – già firmato e che dovrebbe entrare in vigore entro fine anno dopo il definitivo imprimatur del Parlamento di Strasburgo – rimuoverà, dopo un periodo transitorio, le barriere tariffarie oggi esistenti, oltre a comportare il reciproco accoglimento della normativa sulla proprietà intellettuale.

Secondo le stime della Commissione europea l'intesa tra la Ue e Perù e Colombia dovrebbe garantire a regime un risparmio di circa 250 milioni di euro in dazi all'import per le imprese europee e favorire un incremento del Pil peruviano dello 0,7% annuo.
«Per quanto riguarda le nostre esportazioni – spiega il direttore dell'ufficio Ice di Lima, Giuseppe Manenti – a beneficiarne saranno soprattutto i beni di lusso, perché sui macchinari, principale voce dell'export italiano, i dazi sono già bassi. In Perù sta crescendo una classe media potenziale acquirente di prodotti del made in Italy, le città si stanno trasformando, c'è un boom dell'edilizia civile».

Intanto, nel quadro di una politica commerciale che punta all'export di prodotti ad alto valore aggiunto, il Perù ha ridotto già in modo drastico i dazi sui beni strumentali e ha cercato di stringere il più possibile accordi commerciali con i principali blocchi economici. Dovrebbero dunque entrare in vigore entro il 2012, oltre all'accordo con la Ue, quello con l'Efta e con la Corea. Già operativi sono quelli con Usa, Canada, Mercosur, Comunità andina, Singapore e Cina. Trattative sono in corso con Giappone, India, Russia, Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Marocco. Questa apertura commerciale rende particolarmente appetibili non solo gli scambi, ma anche le partnership produttive con le imprese locali, per la possibilità poi di esportare dal Perù a dazi molto ridotti o inesistenti.

La politica di libero commercio perseguita da Lima, inoltre, ha consentito al Paese di mantenere al momento, malgrado la crisi globale, un incremento dell'interscambio con il resto del mondo, che nei primi nove mesi di quest'anno è stato pari a 64,8 miliardi di dollari, in aumento del 3,8% rispetto al corrispondente periodo dell'anno scorso. Il saldo è attivo per il Perù (2 miliardi circa). Nel 2011 l'interscambio era stato di 82,9 miliardi di dollari, in forte crescita (27,6%) sul 2010.

Con l'Unione europea i primi nove mesi dell'anno hanno segnato un interscambio sostanzialmente stabile rispetto all'anno scorso (9,5 miliardi di dollari): le importazioni, al solito, sono state maggiori rispetto all'export verso il Perù. Per l'Italia, invece, il periodo gennaio-settembre 2012 ha segnato una flessione tendenziale del commercio con Lima, calato complessivamente del 7% circa. Non sono cifre da capogiro: le nostre esportazioni nei primi nove mesi sono ammontate a 512 milioni di dollari, le importazioni dal Perù a 814,7 milioni di dollari. Lima invia in Italia soprattutto minerali e in particolare rame e oro grezzo, mentre importa macchinari ma anche tessile, calzature, oltre a vini e formaggi.

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